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CARTE da collezione

In quarant’anni di attente ricerche, Andrea Vietti ha creato una raccolta di grande interesse composta da più di seimila esemplari, di diverse epoche. Attraverso la preziosa collezione è possibile ripercorrere l’antichissima storia delle carte gioco, la cui origine secondo numerosi studiosi va fatta risalire alla Cina del X secolo d.C..


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PARTICOLARE DI: Carte Imperiali Bertello 1937

Quella delle carte da gioco potrebbe sembrare una collezione usuale pensando ai comuni mazzi in uso sui tavoli verdi di circoli, di bar o adoperati per realizzare complicate, quanto improbabili, costruzioni da Guinness dei primati. Ma non è così. Nel corso dei secoli artisti, incisori, stampatori e aziende hanno realizzato, in questo settore, dei manufatti di pregio che con la loro alta qualità nobilitano e giustificano questo tipo di raccolta rendendola oltre che interessante sotto il profilo storico, anche preziosa. Attraverso i singoli esemplari è possibile ripercorrere l’antichissima storia delle carte gioco, la cui origine secondo numerosi studiosi va fatta risalire alla Cina del X secolo d.C.. Così procedendo sul filo del tempo ci si può imbattere in un antico mazzo per il gioco delle Minchiate Fiorentine che può suggerire con la preziosità delle splendide grafiche, quanto questo gioco fosse apprezzato già in epoca rinascimentale. Un mazzo del Settecento, invece ci consente di girovagare con la fantasia nelle corti europee per capire quali fossero i passatempi più in voga dell’Epoca. L’attenta osservazione dei bolli imposti per legge, modificati nel tempo, poi, ci racconta dell’evoluzione storica che i diversi Paesi hanno subito. Dalle carte da gioco si può quindi scoprire e apprendere molto e questo è ciò che Andrea Vietti, collezionista romano classe 1939, sottolinea con convinzione. Nei suoi quarant’anni di attente ricerche ha creato una raccolta di grande interesse composta da più di seimila esemplari, di diverse epoche, senza contare i doppioni. Oggi la sua collezione continua ad arricchirsi grazie anche alla collaborazione del figlio Luca. Cerchiamo di comprendere meglio questo settore del collezionismo attraverso la sua esperienza.



Andrea, come molti collezionisti ha incominciato a raccogliere mazzi di carte da gioco senza avere un motivo o uno scopo ben preciso. Solo il tempo le ha fatto comprendere quanto ampio fosse questo settore. Oggi la raccolta che lei continua periodicamente ad incrementare, che cosa comprende?
Dopo aver ritrovato in casa un vecchio mazzo di tarocchi ho iniziato a dedicarmi a questo hobby. Inizialmente, ignaro di quanto vasto fosse questo tipo di collezionismo e, preso da una mania di acquisto quasi compulsiva, ho comprato ogni genere di carte da gioco, ma sempre selezionando mazzi particolari e non quelli che io definisco “da tutti i giorni”. Nel tempo mi sono concentrato sulle carte italiane, puntando sulla qualità dei pezzi e ricercando anche quelli molto antichi. Completano la raccolta alcune chicche come due rare matrici di legno incise, di cui una intonsa, per stampare un mazzo di carte napoletane “inusuale” e una serie di documenti d’epoca come divieti ed editti; di questi, quello più antico è un Manifesto Camerale del 1785. Tra le curiosità anche una tabella dei giochi proibiti del 1928.

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PARTICOLARE DI: Minchiate fiorentine primi 800

Le carte da gioco si diffondono in Europa alla fine del XIV secolo. Sappiamo che il mazzo più antico ad oggi conosciuto è datato tra il 1390 e il 1410 e si trova al Museo Fournier de Naipes, di Vitoria – in Spagna –, ma anche lei possiede in collezione dei pezzi rarissimi e molto antichi…
Sì, possiedo una parte di mazzo datato 1510 circa, con segni tedeschi. Si tratta davvero di un unicum, interessante non solo per la sua storia, ma anche per la tecnica e la decorazione con cui le carte sono realizzate. Ricordiamo che ai tempi questi mazzi venivano interamente fatti a mano e per questo si trattava di oggetti estremamente costosi, utilizzati solo dalle élite. Sono pezzi molto difficili da trovare sul mercato e possono raggiungere quotazioni altissime.

Tra i mazzi più antichi e rari in suo possesso ve ne sono due di minchiate fiorentine, antico gioco molto apprezzato in epoca rinascimentale, citato ufficialmente per la prima volta in una lettera del 1466 di Luigi Pulci a Lorenzo de’ Medici …
Di questi mazzi ne possiedo diversi e i più antichi risalgono all’inizio dell’Ottocento. Il gioco delle Minchiate Fiorentine o Germini si diffuse molto in epoca rinascimentale soprattutto nell’area geografica compresa fra l’Emilia e il Lazio, alla corte di Parigi, in qualche circolo viennese e con qualche differenza in Liguria e in Sicilia. Le Minchiate Fiorentine sono una variante del gioco dei Trionfi, ovvero i tarocchi tradizionali, il cui mazzo è composto da 97 carte: 56 a semi italiani  – Coppe, Denari, Spade, Bastoni – e 41 trionfi, distinti con numeri romani.

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PARTICOLARE DI: Carte da gioco nazionali 1916

Parlando di Tarocchi, questi oggi vengono erroneamente legati alla cartomanzia…
A partire dall’Ottocento si cominciano ad identificare i tarocchi con la cartomanzia, ma bisogna sottolineare che non hanno nulla a che fare con questa. I tarocchi sono infatti, delle carte da gioco di origine antichissima che veniva utilizzato per diversi giochi di presa. Il mazzo è generalmente composto da 78 carte, 56 di seme italiano o francese più 21 carte speciali detti trionfi e un matto. I primi esemplari risalgono già al Quattrocento. Un gioco che ha appassionato i membri delle corti più illustri dell’epoca come i Gonzaga, i Visconti e gli Este di Ferrara.

Tra i vari mazzi in collezione anche quelli del Mercante in Fiera…
Il gioco del Mercante in Fiera è tipico dell’Italia. Anche questo come i tarocchi e le minchiate fiorentine, ha un’origine molto antica. Viene infatti citato per la prima volta da Gasparo Gozzi nel 1755 e anche in una lettera datata 1772 da Wolfgang Amadeus Mozart. Il gioco tuttavia si cominciò a diffondere solo nella seconda parte dell’Ottocento.

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PARTICOLARE DI: VITERBESI Moscatelli Murari Pignalosa 40 carte 88x47mm semi italiani

Nella sua raccolta le carte italiane sono le più numerose. Tra l’altro è noto come in questo Paese ci sia un’ampia varietà di mazzi…
L’Italia è stato da sempre uno dei Paesi più creativi e produttivi. Secondo la classificazione corrente i mazzi regionali italiani sono sedici differenti, ovvero quelli a: semi italiani – bresciano, bergamasco, triestino, trentini e trevisano –; semi francesi – piemontese, ticinese, genovese, milanese e toscano –; semi spagnoli – napoletano, romagnolo, piacentino, siciliano e sardo – e semi tedeschi – salisburghese –. Bisogna però, sottolineare che a questi si aggiungono una miriade di mazzi regionali  con caratteristiche non standard come per esempio le abruzzesi, le lucane, le lombarde e così via.

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PARTICOLARE DI: un rarissimo mazzo di carte napoletane non standard della ditta I.B.I.S. di Palermo del 1928

Nel corso dei secoli sono stati molti gli artisti che si sono cimentati nella creazione di carte da gioco?
Sì moltissimi, nel passato come nel presente. Di queste edizioni particolari ne possiedo diverse, come quelle create da Salvador Dalì o da Renato Guttuso. Tra le chicche, invece, possiamo ricordarne due: una è quella delle carte progettate da Armando Roversi-Ala – incisore, illustratore, pittore e blasonista del primo ‘900, creatore tra l’altro del logo del Politecnico di Torino – il cui mazzo comprende quaranta carte con semi italiani. Il secondo, invece, è un mazzo più recente prodotto nel 1981 da Edizioni Cavaliere Azzurro di Avellino. Si tratta di carte surrealiste realizzate da quaranta artisti differenti del calibro di Nespolo, Vacchi, Giammarco, Longobardi, Aimone e molti altri. Un mazzo che solo all’apparenza ricorda quello napoletano, stampato in soli cinquecento esemplari, insomma chi lo possiede ha un piccolo tesoro.

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PARTICOLARE DI: Mazzo di milanesi 40 carte del 1857 come si evince dal bollo austriaco di Edoardo Dotti

Andrea, parlando di quotazioni che cosa possiamo dire…
Ovviamente come per qualsiasi altro oggetto o cimelio da collezione il valore di un esemplare è dato da molteplici fattori, quali lo stato di conservazione, la sua rarità – e questo dipende anche dai produttori, se stampavano molto o se erano piccoli stampatori di nicchia – e ovviamente dall’epoca. Basandosi su quest’ultimo fattore possiamo dare un range approssimativo. I mazzi del Settecento possono partire dai tremila euro, quelli dell’Ottocento intorno ai duemila euro e man mano che ci si avvicina ai giorni d’oggi il prezzo scende. Poi ovviamente, ci sono le eccezioni.

C’è un mazzo che desidera in particolare da aggiungere alla sua collezione?
Sì, è un mazzo di carte da gioco a tema religioso. L’ho visto qualche tempo fa, ma ancora non sono riuscito a rintracciarlo.


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PARTICOLARE DI: Tarocco Dalì 1984
 

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