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Fiori a regola d'arte 
Dall’immaginario anni ‘60 agli erbari antichi, passando per le nature morte del ‘600 e la cultura pop, a Verbania sono di scena i fiori. A Villa Giulia  fino all’11 ottobre 2009

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Psychotropical Anima - Acrilico e vernice su tela  110 x 90 cm 2009 ph: Julien Gregorio

Un excursus tematico, stilistico e simbolico sul fiore che comprende oltre cinque secoli di arte italiana e internazionale e oltre 160 opere di artisti dall’epoca barocca ai nostri giorni

Un excursus tematico, stilistico e simbolico sul fiore che comprende oltre cinque secoli di arte italiana e internazionale e oltre 160 opere di artisti dall’epoca barocca ai nostri giorni. Villa Giulia di Verbania dedica  una ricca esposizione al tema floreale che, attraverso la nostra cultura, è stato messaggero ed espressione di grazia, fascino e seduzione. La prima sezione della mostra è dedicata al tema del fiore come simbolo di pace e di trasformazione sociale. Il punto di partenza è la fotografia di Bernie Boston, scattata a Washington nel 1967 dal titolo “Flower power”, che ci restituisce l’immagine dei giovani ragazzi americani che introducono, per protesta verso la guerra in Vietnam, dei fiori nei fucili dei militari schierati a difesa del Pentagono. L’uso della non violenza come tema ricorrente negli slogan politici degli anni Settanta e la loro rappresentazione “floreale” determina in tutti i campi una rivoluzione politica ed estetica. La moda e il design in quegli anni cambiano radicalmente, le forme epurate degli anni Sessanta vengono contaminate da forme fitomorfe, desunte dalle parti floreali come pistilli e petali e i colori si fanno accesi, sfolgoranti, squillanti provocando nella gente una percezione di libertà e di allegria.
Alla “vita silente” è dedicata una seconda sezione della mostra. Le composizioni floreali, inventate nell’ultimo quarto del XVI secolo come rappresentazione a se stante - da Caravaggio in Italia e dai fiamminghi nei Paesi Bassi - ebbero un immenso successo di pubblico. I collezionisti dell’epoca richiesero sempre più le composizioni pittoriche con oggetti della quotidianità, della fauna e della flora debitamente accostati a formare composizioni decorative o rappresentazioni simboliche del cosmo, della mitologia o più semplicemente della natura e della vita di ogni giorno. Le rappresentazioni delle composizioni floreali, semplici o arcimboldesche che fossero determinarono una vera e propria mania dell’uso del fiore nelle decorazioni più disparate, dai mobili, agli oggetti, agli abiti.  L’erotismo, la sessualità, la passione, la vita e di conseguenza la morte, protagoniste della terza sezione, della mostra, hanno trovato nella bellezza del fiore una costante specularità di rappresentazione. Da Ovidio a Proust i più illustri scrittori hanno traslato il fascino, la sensualità e il desiderio umano dal corpo al fiore. I miti di Narciso e di Giacinto rappresentano il desiderio profondo dell’uomo e della sua sessualità che nel fiore ritrovano il perpetrarsi della loro esistenza dopo la morte.
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Christoph Steinmeyer, Grosse Trauerblue 2009

Uomini che diventano fiori, fiori che si umanizzano attraverso un gioco di specchi e riflessi dove il sottile confine delle cose si perde nel vasto mondo dei desideri che diventano realtà.
Agli erbari è dedicata una bella parte dell’esposizione. Gli erbari nascono nel Medioevo con le prime esperienze farmaceutiche di medicina officinale nei conventi dei monaci e nelle prime farmacie galeniche, luoghi sospesi tra esoterismo, scienza e alchimia. Il fiore in se con le sue qualità terapeutiche e la sua bellezza viene ricercato, coltivato e studiato. Gli erbari sono i primi documenti di una scienza desunta dall’osservazione e dallo studio  della natura. Gli elementi naturali vengono raccolti, essiccati e ordinati in tavole che riassumono l’esame diretto delle cose, il nascere del laboratorio scientifico e dei suoi documenti. Gli artisti hanno spesso preso a prestito questo vocabolario per trasporlo in pittura o in fotografia realizzando opere non interpretative, ma tavole oggettive della realtà naturale. Le Mutazioni genetiche sono il tema della quinta sezione. La personalizzazione della natura ha da sempre affascinato l’uomo e fin dal Rinascimento la “fusione” tra umano e naturale si è espressa in forme ibride e fantastiche. La fantasia dell’uomo ha sopperito alle scarse conoscenze scientifiche attraverso invenzioni e irrazionalismi. Ora, con la scoperta delle mutazioni transgenetiche, il mondo floreale prefigurato dagli artisti delle avanguardie del ‘900 si fa abnorme e orrido, il bello e il gradevole lasciano posto al mostruoso e al deforme in cui fiori e piante prevaricano l’uomo e lo rimpiccioliscono.
La mostra volge poi uno sguardo all’astrazione: il punto di partenza è il giardino di Monet a Giverny e il lento ma altrettanto inesorabile declino della natura nella sua scomposizione ottica in particelle pittoriche. Le Ninfee e il loro riflesso sull’acqua di stagni immobili o l’incresparsi della superficie liquida di acquitrini che rifrangono la luce solare portano la pittura, e tutto ciò che concettualmente sta dietro a essa, a formare campiture cromatiche e spazi pittorici sempre più indistinti, al limite dell’incomprensibile e dell’indefinito. La forma dei fiori risulta solo come spunto per macchie e cromie inclassificabili in cui il sentimento e la sensazione - definita “impressione” - determinano l’opera in tutta la sua espressività. Da Monet a Twombly e dalla fotografia di Pierson fino a Schiess il mondo dei fiori partecipa a decostruire lo spazio e il tempo, sospendendo l’opera e l’immagine in un luogo atemporale e indefinito.
La mostra si chiude con un occhio alle geometrie e al pop.
Dalle composizioni scientifiche degli erbari scaturiscono fortemente le classificazioni,  che per schematismo e rigore, portano alla ricostruzione geometrica e formale del fiore.  Un mondo razionalista, contrapposto a quello irrazionale naturale, viene a formarsi fin dai tempi della Grecia classica antica. Una foglia di palma, una d’acanto, quella di papiro per gli egizi, determinano l’elaborazione stilistica della decorazione dei capitelli e altre foglie e altri elementi portano alle produzioni di ornamenti per l’architettura. Il mondo dei fiori, stilizzato attraverso l’arte, porta a poco a poco a rielaborare stili e pattern, i tessuti, l’architettura, il design urbano e si riappropriano di elementi decorativi del passato e declinano l’elemento fiore in forme in bilico tra realtà e geometria.

LA MOSTRA: “Flower power” - VERBANIA (VB), CRAA - Centro Ricerca Arte Attuale Villa Giulia, Corso Zanitello, 8. Fino all'11 ottobre. INFO: Tel. 0323.503249
 

Editoriale Tricolore srl, via Pasteur 2 - 42100 (RE)| tel. 0522.557893 | fax 0522.557825 | privacy
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