Fiducia nell'arte anche in tempi di crisi
Successo di vendite e di pubblico nella capitale italiana del mercato artistico. Alessandro Cappello traccia un bilancio di MiArt

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La 14ª edizione della Fiera dell’Arte Moderna e Contemporanea di Milano si è conclusa lunedì 20 aprile e il nuovo Project Manager di MiArt Alessandro Cappello tira le fila della manifestazione.
MiArt chiude registrando la presenza complessiva di 37mila visitatori, in linea con lo scorso anno. Una platea sempre più attenta e competente che ha premiato la scelta di qualità e rigore. Selezionatissime le 140 gallerie presenti (contro le 195 dell’anno precedente), 958 gli artisti (di cui 529 italiani e 429 stranieri) rappresentati in fiera e circa 8mila le opere d’arte in esposizione. «E’ un progetto in cui abbiamo creduto profondamente e in cui abbiamo investito in modo significativo, certi di percorrere la strada giusta», afferma Alessandro Cappello, secondo il quale «la scelta di puntare sulla qualità ha pagato, non solo nella fruizione della mostra, ma soprattutto per il successo di business”.
Il tratto più evidente che emerge dalla quattro giorni espositiva di MiArt è il forte segnale di fiducia colto tra gli stand e nell’elevato fattore-acquisti: «L’arte ha superato la fase di empasse come bene rifugio - sottolinea Cappello - ed è tornata ad essere bene di investimento. Nonostante la crisi, gli acquisti medi tra i 20 e i 150mila euro nel contemporaneo e di molto superiori nel moderno, hanno dimostrato il riconoscimento all’investimento in opere arte, investimento che ricerca la qualità non solo per gli artisti affermati, ma anche e soprattutto per gli artisti che sono una promessa certa per il futuro”.
Nespolo, Soldati, Accardi, Haring, Mitoraj e Bonalumi, persino un Picasso, sono solo alcuni dei nomi iscritti tra le vendite del Moderno, vetrina privilegiata per opere che costituiscono un investimento sicuro in un mercato che da tempo riconosce loro un valore indiscusso e costante.
L’Osservatorio dell’Unesco la scorsa edizione aveva valutato un volume di scambi pari a circa 8 milioni di euro. Lo stesso osservatorio ha lavorato quest’anno: i dati saranno disponibili tra qualche settimana, ma la percezione è di un incremento. Numericamente ha venduto maggiormente il contemporaneo, mentre come valore economico assoluto il moderno è stato superiore.
 

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