Per la prima volta in Italia una mostra racconta l’intrigante e spettacolare storia del trompe-l’œil. A Firenze, Palazzo Strozzi, dal 16 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010

Otis Kaye (Neemah, Michigan 1885-1974) D'-JIA-VU? (La Borsa) 1937 olio su tavola, cm 68,58 x 99,06
Un ragazzo spaventato scavalca la cornice del quadro, anch’essa dipinta, per evadere dalla costrizione della tela. E’ l’opera con cui si apre la mostra “Inganni ad arte”, un dipinto dal titolo simbolico Fuggendo dalla critica, del pittore catalano Pere Borrell del Caso. L’artista, nel 1874, ha offerto una versione spettacolare di uno dei due principali elementi del rapporto fra immagine figurata e spazio reale, quello dell’aspirazione della figura dipinta a entrare nello spazio dell’osservatore, mentre il titolo ironico gli conferisce la statura di un ribelle, metafora dell’arte stanca di sottostare immobile e indifesa ai giudizi dei critici. Per la prima volta in Italia una mostra racconta l’intrigante e spettacolare storia del trompe-l’œil, ovvero l’inganno ottico, l’eterna sfida tra la realtà e la sua simulazione, non solo nell’ambito della pittura ma nella trasversalità che ha caratterizzato la sua diffusa fortuna nel percorso dell’arte europea.
Dal 16 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010 si svolgerà a Palazzo Strozzi a Firenze la rassegna Inganni ad arte. Meraviglie del trompe-l’œil dall’antichità al contemporaneo, che ripercorre l’affascinante vicenda del trompe-l’œil, cioè l’arte di rappresentare come vero ciò che vero non è. Attraverso 120 opere di pittura, scultura e arti applicate provenienti da diversi musei e collezioni, lo spettatore avrà la possibilità di scoprire anche gli aspetti neuroscientifici che stanno dietro le opere d’arte che hanno come tema l’illusione.
Un percorso tra arte e scienza rivolto ai visitatori di tutte le età per esplorare i modi in cui il cervello umano può essere ingannato e il piacere che si prova a essere coinvolti in questo contemplando i capolavori di grandi maestri come Tiziano, Velázquez e Mantegna, Tiepolo, Tintoretto, Turrell, Pistoletto, guardando tarsie lignee che aprono immaginarie finestre su vedute urbane, piani di tavolo che invitano ad afferrare oggetti ingannevolmente prensili, vasellami travestiti in forme di animali e vegetali, sculture policrome che “danno vita” a cloni sottilmente inquietanti.
Domenico Remps (attivo nella seconda metà del XVII secolo) Scarabattolo II metà del XVII secolo - olio su tela, cm 99 x 137
Fare apparire vero ciò che vero non è
di Annamaria Giusti, (curatore della mostra)










