Edward Hopper a Palazzo Reale di Milano in una mostra senza precedenti in Italia. Oltre 160 opere del grande artista americano capace di esprimere il senso di infinito anche nei soggetti più banali e comuni

Morning Sun (Sole al mattino) - 1952, olio su tela, 71,44x101,93 cm Columbus Museum of Art, Ohio, Museum Purchase,Howald Fund 1954.031
La storia di Edward Hopper è indissolubilmente legata al Whitney Museum of American Art che ospitò varie mostre dell’artista. Dal 1968, grazie al lascito della vedova Josephine, il Whitney ospita tutta l’eredità dell’artista: oltre 3000 opere tra dipinti, disegni e incisioni.
Carter Foster, conservatore del Whitney Museum, ha concesso in occasione della rassegna a Palazzo Reale, il nucleo più consistente di opere.
La mostra vanta tuttavia altri importanti prestiti dal Brooklyn Museum of Art di New York, dal Newark Museum of Art, dal Terra Foundation for American Art di Chicago e dal Columbus Museum of Art. Suddivisa in sette sezioni, seguendo un ordine tematico e cronologico, l’esposizione italiana ripercorre tutta la produzione di Hopper, dalla formazione accademica agli anni in cui studiava a Parigi (si recò in Europa tre volte dal 1906 al 1907, nel 1909 e nel 1910), fino al periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ‘50, per concludere con le grandi e intense immagini degli ultimi anni. Il percorso prende in esame tutte le tecniche predilette dall’artista: l’olio, l’acquerello e l’incisione, con particolare attenzione all’affascinante rapporto che lega i disegni preparatori ai dipinti. Nato nel 1882 a Nyack, piccola cittadina sul fiume Hudson a una quarantina di chilometri a nord di New York, da una colta famiglia di commerciante di tessuti, Edward Hopper nel 1900 entra alla New York School of Illustrating e un anno dopo alla New York School of Art, dove si dedica alla pittura con gli insegnanti più famosi di New York. Fin dagli esordi Hopper è interessato a soggetti urbani e architettonici in cui inserire un unico personaggio, isolato e distaccato psicologicamente. Inoltre mette a punto una tavolozza cromatica del tutto riconoscibile, finalizzata ad una resa originale della luce. Mentre lo studio degli impressionisti, in particolare di Degas, gli infonde il gusto per la descrizione degli interni e per l’inquadratura fotografica. Per qualche anno si dedica all’incisione, abbandonando temporaneamente la pittura, con cui non riesce a mantenersi. È con l’incisione che riceve i primi numerosi premi e riconoscimenti della critica e dalla National Academy of Design. Ma ottiene presto successo anche con i suoi acquerelli. Nel 1924 sposa Josephine Nivison, un matrimonio burrascoso ma indissolubile: Jo diventa la modella di tutte le sue figure femminili, oltre che la sua unica musa e portavoce. Alla fine degli anni Venti crescono la fama e le vendite per l’artista e il suo realismo pittorico viene considerato come lo stile americano per eccellenza. Non più definito un incisore che dipinge, viene lodato per la capacità di esprimere quel senso di infinito, potenziale proprio dei soggetti più banali e comuni, e diventa per tutti “il pittore della solitudine”.

Soir Bleu - 1914, olio su tela, 91,4 x 182,9 cm Whitney Museum of American Art, New York; lascito Josephine Nivison Hopper 70.1208 © Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art.
•LA MOSTRA: “Edward Hopper” - Palazzo Reale MILANO - dal 14 ottobre al 24 gennaio. INFO: Tel. 199.202.202











