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Il sipario si alzi sulla tela
La magia del teatro nella pittura dell’Ottocento. Al Mart, dal 6 febbraio al 23 maggio 2010

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Degas  “L'orchestra dell'Opéra”

Il teatro e la scena come chiavi di un’inedita lettura per raccontare il cammino della pittura verso la modernità. É questa la novità della mostra “Dalla scena al dipinto. La magia del teatro nella pittura dell’Ottocento. Da David a Delacroix, da Füssli a Degas”, un progetto espositivo del Mart nato grazie al sostegno speciale del Musée d’Orsay di Parigi. La mostra, un continuo dialogo tra teatro e pittura, conduce il visitatore dalla fine del Settecento alle soglie del Ventesimo secolo e costituisce un’occasione davvero unica per poter ammirare, per la prima volta in Italia, alcuni dei capolavori dipinti dai migliori pittori europei dell’Ottocento, da Jacques-Louis David a Eugène Delacroix, da Jean-Auguste-Dominique Ingres a Edgar Degas, per ricordarne solo alcuni, tutti artisti affascinati dalla magia del teatro, che hanno riportato nelle loro tele molte suggestioni ispirate sia ai temi letterari delle più rappresentate tragedie o dei più magnificati melodrammi del tempo, sia derivate dalla gestualità, dalle ambientazioni scenografiche e soprattutto dalla prospettiva illusionistica di quel mondo.
In mostra circa duecento opere tra dipinti, disegni, modelli di scenografie, provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. Il teatro ha influenzato tutta la storia della pittura moderna, dal Neoclassicismo all’Impressionismo, fino alle prime sperimentazioni delle avanguardie artistiche del ‘900. Quello tra teatro e pittura è stato un rapporto complesso e soprattutto reciprocamente fecondo: pittori come Jacques-Louis David o Delacroix hanno sì adottato nelle loro opere i gesti, i costumi, le prospettive sceniche, ma parallelamente hanno influenzato la modalità di fare teatro del loro tempo. “Dalla scena al dipinto” racconta questo complesso intreccio. L’emozionante percorso cronologico prende avvio da alcuni capolavori di Jacques-Louis David e Anne-Louis Girodet, opere dipinte in un momento in cui, nella Francia del secolo dei Lumi e della Rivoluzione, al teatro e alla pittura è affidato un nuovo ruolo educativo, che supera la pura narrazione del fatto storico. Se Jacques-Louis David e gli artisti della sua epoca evocano i gloriosi eventi del passato, i romantici rappresentano le passioni più private: le opere di Paul Delaroche e Jean-Auguste-Dominique Ingres, sono dei veri e propri drammi “messi in scena” sulla tela. A partire dal XVIII secolo gli scritti di William Shakespeare stimolano l’immaginazione di numerosi artisti. Un importante nucleo di opere, qui riunite per la prima volta, illustrano straordinarie letture dei drammi shakespeariani dipinte da artisti quali Füssli, Delacroix, Chassérieau e Sargent.
Verso la fine del XIX secolo l’infatuazione per l’opera di Shakespeare si affievolisce e anche la pittura storica di impronta accademica vive la sua  ultima stagione, trovando però ancora espressioni di alto livello come nell’opera Paolo e Francesca, sia nella versione di Alexandre Cabanel (del 1870), che in quella dipinta da Gaetano Previati nel 1887.
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David “Giuramento degli Orazi”

In Italia, l’opera di Francesco Hayez, ampiamente rappresentata in mostra, costituisce uno degli esempi più interessanti della relazione tra arte e teatro in età romantica. Il percorso della mostra procede con la rivoluzione “realista” di Honoré Daumier e Edgar Degas, per i quali la scena teatrale perde il suo ruolo predominante all’interno della rappresentazione pittorica, in favore di una complessità narrativa che si avvale di altri protagonisti. Il teatro esiste ancora come soggetto d’ispirazione, ma il suo passaggio da elemento centrale a dettaglio segna una vera e propria rivoluzione del linguaggio pittorico: Degas diventa così uno degli artisti chiave della mostra.
L’ultima parte dell’eposizione ci porta all’alba del ‘900, quando il rapporto con la sperimentazione teatrale d’avanguardia conduce gli artisti alle soglie dell’astrazione.
E’ una rivoluzione anticipata già alla metà dell’Ottocento da un artista come Richard Wagner con il suo progetto di opera d’arte totale. Di soggetto wagneriano sono, ad esempio, le tele e le litografie di Henri Fantin-Latour ed Odilon Redon, chiaramente ispirate dal sogno di una fusione tra le arti. Nella pittura simbolista si mescolano mito e realtà: nell’opera L’attore Josef Lewinsky nel ruolo di Carlos in Clavigo, (1895), Gustav Klimt, rinnovando totalmente il genere del “ritratto”, va oltre alla semplice rappresentazione della realtà, creando uno spazio magico in cui raffigurare il suo personaggio. La generazione degli artisti simbolisti ed in particolare i pittori Nabis, partecipano al teatro sperimentale del tempo: Édouard Vuillard, Maurice Denis abbandonano, infatti, gli aspetti più narrativi a favore di una maggiore sintesi della visione, ed è naturale per loro farsi coinvolgere nelle compagnie teatrali d’avanguardia impegnate in un’analoga evoluzione. L’arte dei Nabis fiorisce in un momento di forte trasformazione, che anticipa quelle collaborazioni strettissime tra pittori e scenografi. Dalla “visione sintetica” di Vuillard si arriva infine alle ricerche estreme degli scenografi Adolphe Appia ed Edward Gordon Craig, grandi innovatori del teatro, che rivoluzionano l’intreccio tra pittura, architettura e scenografia.  L’epilogo della mostra- e dunque anche di questo straordinario intreccio tra pittura e teatro che la mostra racconta-  sta proprio qui, nella rivelazione di quell’estrema tensione verso l’astrazione, che sarà uno dei destini più innovativi e radicali della pittura europea del XX secolo.


•LA MOSTRA: “Dalla scena al dipinto. La magia del teatro nella pittura dell’Ottocento. Da David a Delacroix, da Fussli a Degas” - ROVERETO (TN), Mart - dal 6 febbraio al 23 maggio.  INFO: Tel. 0464.438887
 

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