Morgantina: la storia rivive nell'argento
Argenti del III sec. a.C. da New York alla Sicilia, passando per Roma, dove saranno esposti al Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo fino al prossimo 23 maggio. Si tratta del più importante insieme conosciuto di oreficeria proveniente dalla Sicilia ellenistica
insieme degli argenti di Morgantina
Lo straordinario insieme, che deve il nome alla città siciliana dove fu rinvenuto circa vent’anni fa da scavatori clandestini., torna in Italia dal Metropolitam Museum of Art di New York grazie ad un accordo tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il museo statunitense. Nel 1984 infatti, il Metropolitan annunciò con grande clamore l’acquisizione dei 16 oggetti, risalenti al III secolo a.C., ritenuti tra i più raffinati argenti ellenistici noti dalla Magna Grecia, indicandone genericamente la provenienza da Taranto o dalla Sicilia orientale, e l’acquisto con una spesa di 2.700.000 dollari dal commerciante Robert Hecht negli anni 1981-1982 e 1984.
Le indagini del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri insieme alle ricerche archeologiche condotte da Malcolm Bell III e agli studi specialistici di Pier Giovanni Guzzo, hanno reso possibile l’identificazione della provenienza degli oggetti da scavi clandestini nell’antica città siculo-greca di Morgantina.
LA STORIA
La città di Morgantina, situata nel cuore della Sicilia, sarebbe stata fondata, secondo il geografo Strabone, dal popolo dei Morgeti, provenienti dalla penisola italica. Nel VI secolo. a.C. coloni greci della zona costiera della Sicilia crearono una piccola polis sulla Cittadella. La storia di Morgantina si svolse in un’alternanza di periodi di indipendenza e sottomissione, in relazione con la più grande e celebre città di Siracusa. Un anno dopo la conquista romana di Siracusa del 212 a.C. anche Morgantina, che si era ribellata a Roma durante la seconda guerra punica (nel 214 a.C.), fu distrutta e donata a soldati ispanici, perdendo così la propria identità.
Durante il periodo dei saccheggi Morgantina fu depredata insieme ad altri centri della Sicilia. La sua fine fu decretata da Ottaviano, futuro imperatore, che la fece radere al suolo (35 a.C.) tanto che lo stesso Strabone, durante il suo viaggio in Sicilia, vide solo ruderi di quella che ricordava come una grande polis dal glorioso passato.
Parte dell’area occidentale di Morgantina, scampata alle depredazioni degli antichi, negli anni ottanta del XX secolo è stata saccheggiata da scavi clandestini che hanno reso necessario un deciso intervento da parte della Soprintendenza archeologica locale e delle forze dell’ordine. Gli scavi regolari, sotto la guida dell’archeologo americano Malcolm Bell III, riportarono alla luce una casa della metà del IV secolo a.C. dove è stato riconosciuto il nascondiglio antico del tesoretto. Nella fossa era rimasta una moneta in bronzo coniata tra 216 e 212 a.C. che attesta la probabile data del seppellimento.

coppa ad emblema in argento con granato centrale (particolare)
GLI ARGENTI
Quello di Morgantina è uno dei pochi tesori della Sicilia ellenistica sopravvissuti, tra i tanti celebrati dagli autori antichi.
Il nucleo comprende 16 oggetti d’argento dorato, alcuni composti da più elementi. I pezzi sono di produzione e cronologia diverse, forse acquisiti progressivamente, passando di mano, tesaurizzati e infine raccolti per essere nascosti in circostanze di pericolo.
Nove degli oggetti sembrano destinati al simposio, mentre altri quattro manufatti sembrano aver avuto una funzione sacra.
Oltre a questi due nuclei funzionali vi è il medaglione con raffigurazione di Scilla appartenente a una coppa o a un piatto e la coppia di corna bovine, molto probabilmente elementi decorativi di un elmo “da parata”.
Le raffinatissime decorazioni, vegetali e figurate, erano ottenute attraverso la lavorazione a sbalzo, martellando sul retro del pezzo appoggiato su pece; i dettagli venivano realizzati a cesello, con punzoni e altri strumenti. La doratura si otteneva ricoprendo la superficie dell’oggetto di mercurio su cui venivano sovrapposti frammenti di foglia d’oro che, con il calore, si scioglieva aderendo alla superficie.
Sulla maggior parte degli oggetti sono presenti notazioni in lingua greca, ottenute con la tecnica della puntinatura (più antica) o dell’incisione (più recente), eseguite nel corso del tempo e nei passaggi di proprietà.
Si tratta di iscrizioni di varia natura, fra cui quelle col nome di un proprietario e quelle con formula di dedica votiva. Su quasi tutti gli oggetti sono inoltre presenti notazioni del peso, costituite da lettere e segni. Il sistema di notazione, è ampiamente attestato in Sicilia e nella stessa Morgantina, costituendo uno degli elementi più significativi per l’individuazione del luogo di provenienza del “tesoro”.
•LA MOSTRA: “Il tesoro di Morgantina. Argenti del III sec. a. C. da New York alla Sicilia, passando per Roma” - ROMA, Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo - fino al 23 maggio. INFO: Tel. 06.39967700 – http://www.archeorm.arti.beniculturali.it











