Utopia e dintorni
A Venezia una mostra analizza l’evoluzione degli ideali utopici nel pensiero e nella pratica artistica occidentale moderna

Jan Toorop (1858 - 1928)- I pescherecci di Veere (De visservloot van Veere), 1907 (particolare)-Olio e pastello su cartoncino,47,7 x 62,2 cm Centraal Museum, Utrecht, Olanda
E’ a cavallo tra Sette e Ottocento che l’Utopia diventa il fine di molti movimenti artistici e letterari. Gruppi di artisti con fini utopistici articolati, che si autodefiniscono confraternite, compiono uno sforzo consapevole per formare comunità ideali. Tali confraternite sono spesso caratterizzate da un’opposizione al modernismo, dall’assenza di un progetto politico definito, da tentativi di riforme di tipo idealistico e individualistico. Aspirano a vivere un’esistenza pura, talvolta monastica, e a rimanere intoccati dai mali esterni. In alcuni casi il loro appartarsi è provocato da sentimenti religiosi nati in opposizione alla crescente secolarizzazione della Chiesa cristiana nel corso dell’Ottocento, in altri dalla ricerca del “primitivo”, dell’immergersi nella natura, del ritornare a uno stato di armonia incontaminata.
Attraverso oltre 70 opere, tra dipinti, sculture, disegni, oggetti di design, fotografie e stampe, la mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dal titolo Utopia Matters, analizza l’evoluzione degli ideali utopici nel pensiero e nella pratica artistica occidentale moderna, prendendo in esame una serie di casi studio internazionali rivelatori dei molti aspetti che l’utopia assume se adottata dai movimenti artistici, dalle confraternite ottocentesche fino alle avanguardie del primo dopoguerra. I movimenti interessati sono i Primitifs francesi, i Nazareni tedeschi, i Preraffaelliti inglesi, l’eclettico artista inglese William Morris con il movimento internazionale dell’Arts and Crafts, la Cornish Colony americana, il Neo-Impressionismo francese, il De Stijl olandese, il Bauhaus tedesco, per arrivare al Costruttivismo russo. Il percorso espositivo termina proprio con gli inizi degli anni ‘30 del Novecento, quando l’ascesa del fascismo portò alla chiusura, nel 1933, del Bauhaus a Berlino e lo stalinismo ridisegnò i progetti del costruttivismo Russo in Unione Sovietica. Ciononostante gli esperimenti utopistici persistono, dalle colonie e dai collettivi di artisti fino alle comunità ecologicamente autosufficienti, dando vita ai numerosi capitoli di una storia che ci conduce fino ai giorni nostri.
•LA MOSTRA: “Utopia Matters: dalle confraternite al Bauhaus” - VENEZIA, Collezione Peggy Guggenheim - dal 1° maggio al 25 luglio. INFO: Tel. 041.2405.440-419 - www.guggenheim-venice.it/