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Ricordi....su due ruote
Storie e aneddoti sulle bici storiche e i loro protagonisti

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La legnano di Bartali

•di Romano Pezzi

Un viaggio a pedali fra i collezionisti di Biciclette.  Una sorta di ritorno al ciclismo eroico che questi appassionati delle due ruote a pedali, vivono e fanno rivivere con entusiasmo, felici di presentare le proprie bici da corsa come erano un tempo.
Un boom quello della bicicletta storica, scoppiato da pochi anni. Parallelamente all’Eroica, quella pedalata che si disputa alla prima domenica di ottobre a Gaiole in Chianti, nel senese, che attraversa le strade bianche che tagliano gli storici vigneti delle Terre di Siena. Nata quasi per scherzo e per scommessa da pochi amici del ciclismo puro, l’Eroica rappresenta, una corsa senza corsa per la classifica, ma un appuntamento cult unico in Italia, in piena vendemmia, che nobilita ancor di più i luoghi, i momenti e le atmosfere che si vengono a creare, dove il ciclismo è espressione di una cultura antica, ancora lontana e ignara dell’esasperazione che caratterizza lo sport dei nostri giorni.
In quest’occasione si registra l’incontro più importante di collezionisti di biciclette, soprattutto quelle storiche di almeno trenta-quaranta anni fa. Si tratta di un vero mercato di cambio e scambio, di biciclette ed accessori, legati al ciclismo che fu. Maglie di lana, di cambi Vittoria, o di bici del campione del passato, di borracce, cappellini e così via. Tutti questi collezionisti hanno però una loro filosofia, diversa. Vengono dalla Francia, dall’Inghilterra, dalla Germania, ed addirittura dagli Stati Uniti oltre che naturalmente da ogni regione d’Italia. 

“Collezionando biciclette ho ricominciato daccapo e ripercorso la storia stessa del ciclismo, perché ognuna di esse mi ricorda un momento del passato”, diceva con profonda naturalezza Giannetto Cimurri,  di Reggio Emilia, un uomo che ha vissuto buona parte della sua esistenza, come un interprete, nel mondo delle biciclette e che anticipando tutti i collezionisti, aveva radunato in una sorta di museo 140 biciclette di ogni tempo, molte appartenenti a famosi campioni del pedale e che ognuna delle quali aveva una storia da raccontare. La prima di questa serie, era stata usata da Fausto Coppi in occasione della sua cavalcata mondiale di Lugano nel 1953. Un “pezzo” che per i collezionisti storici non ha riscontri con altri esemplari, se non andando molto indietro nel tempo.
Per valutare però una semplice bici d’epoca, senza una storia famosa alle spalle, è bene avere una buona conoscenza tecnica. Tutto ciò che è conservato, riscuote sempre un maggiore interesse per il collezionista. “Un restauro ha le proprie regole, deve sempre avvenire mantenendo l’originalità del modello.” dice Alessandro Marconi, un giovane ingegnere, anche lui non a caso di Reggio (qui la bici rappresenta il simbolo della città, si entra anche in chiesa con la bicicletta). Marconi colleziona biciclette e si orienta soprattutto sulla sua evoluzione tecnica, con profondi studi sulle tecnologie usate nel tempo. Ora ricerca i modelli di un famoso costruttore reggiano Licinio Marastoni, un vero maestro, che a soli 17 anni mise in circolo il suo primo modello, al quale poi ne seguirono migliaia, tutti costruiti a mano, con lima e cannello. Su queste bici Marconi, in virtù della sua conoscenza tecnica, con studi profondi, ha trovato una grande quantità di materiale, importante, inerente al metodo di lavoro e soprattutto al materiale, usato da Marastoni, che rappresenta la testimonianza del periodo dal 1939 al 1990.    
La bicicletta Legnano è il marchio più ricercato dai collezionisti. Sia dal punto di vista tecnico che storico. Su quella inforcata da Gino Bartali in occasione del Tour de France del 1948, e custodita a Parigi, sono evidenti alcuni particolari voluti dal campione. Il telaista storico della Legnano era Bianchi Ugo, che dal 1920 al 1948 appunto, costruì bici per Brunero, Belloni, Girardengo, Binda e poi Coppi e Bartali. Bianchi Ugo era una sorta di taumaturgo alla Legnano. Confezionava sin da allora, biciclette su misura con la scrupolosità di un sarto che prepara l’abito ad un attore e all’occorrenza apportava diversi particolari. L’uomo inventò tra l’altro, i rinforzi triangolari alle forcelle, che a quel tempo saltavano con frequenza causa il cattivo stato delle strade. Dopo Bianchi Ugo al reparto corse della Legnano arrivò Umberto Marnati quindi “Lupo” Mascheroni (chiamato così per il suo insaziabile appetito), ma con un calo nella qualità e nei particolari apportati.
Il museo della bicicletta della Madonna del Ghisallo rappresenta una ampia fascia storica della bicicletta. E’ stato voluto da Fiorenzo Magni, 90 anni, vincitore di tre Giri d’Italia, che ne è geloso custode.
Loris Pasquale, 48 anni, è un collezionista di Salcedo in provincia di Vicenza che ha raccolta 60 pezzi di bici storiche, a partire dal celebre biciclo di Micheaux del 1863 fino a quelli datati 1950. Un vero museo che raccoglie tra l’altro magliette, cartelloni, manifesti, libri, cataloghi, fanali, medaglie e altro.
Paolo Gandolfi, 65enne di Parma, possiede 40.000 foto-cartoline di ciclisti di ogni epoca. Ha realizzato anche una raccolta fotografica di Fausto Coppi e della Bianchi. Gandolfi col suo materiale organizza mostre storiche di ciclismo e mette a disposizione le proprie foto a musei.

 

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