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Lo spirito inquieto e schivo di un genio del Rinascimento
La vicenda pittorica ed esistenziale di Lorenzo Lotto raccontata in una grande mostra alle Scuderie del Quirinale. Dal 2 marzo al 12 giugno 2011
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PARTICOLARE: Lorenzo Lotto Triplice ritratto di orefice  1530 circa  - Olio su tela   - Vienna, Kunshistorisches Museum - Foto Austrian Archives/Scala, Firenze

Nel 1509 giunge a Roma, chiamato da papa Giulio II, il talentuoso ma schivo trentenne Lorenzo Lotto. Si è lasciato alle spalle la tranquilla provincia veneta e marchigiana per il grande cantiere del classicismo rinascimentale in cui erano attivi i lombardi Bramante, Bramantino e Cesare da Sesto, i senesi Sodoma e Domenico Beccafumi, l’eccelso Michelangelo e, soprattutto, Raffaello con i suoi allievi, a fianco del quale il veneziano avrebbe dovuto lavorare. Dopo neppure un anno, però, colui che si racconterà sessantaduenne “solo, senza fedel governo e molto inquieto nella mente”, abbandonerà ogni incarico, riprendendo quel vagabondare che lo condurrà all’emarginazione, subita in parte ma anche provocata, fino a spegnersi da oblato nella Santa Casa di Loreto, nelle Marche. Intanto la grande impresa vaticana era stata affidata per intero alla responsabilità di Raffaello.

Le Scuderie del Quirinale - dopo le grandi mostre monografiche dedicate a Lorenzo Lotto da Venezia nel 1963 e da Bergamo, Parigi e Washington nel 1998 - si accingono a narrare compiutamente, con un serrato percorso che ne contempli tutta la produzione dalle opere devozionali alle grandi pale d’altare, l’arte di questo straordinario artista che visse da solitario in quella Roma che non riuscì mai a comprenderlo pienamente.  La mostra prenderà in considerazione tutta la vicenda pittorica ed esistenziale di Lorenzo Lotto (racchiusa entro il triangolo Treviso, Bergamo e alcune piccole cittadine delle Marche) evidenziando ed esaltando la poetica di un artista che, nato nel Quattrocento, è riuscito, in modo del tutto originale e autonomo, a conciliare gli elementi tradizionali della grande pittura della sua epoca con elementi che già anticipano l’età barocca. Lorenzo, infatti, partendo dalle suggestioni compositive di Giovanni Bellini impara da Antonello da Messina a guardare l’animo umano per narrarlo in una messa in scena ove è il grande artista tedesco Albrecht Dürer a fare da riferimento primo. Basti pensare a quegli sprazzi di luce fredda o al modo di tagliare i piani prospettici che, per esempio, sono agli antipodi della morbidezza e della fusione coloristica del contemporaneo Giorgione.  La sua composizione si svolge, invece, secondo ritmi serrati, sottolineati dall’intrecciarsi di sguardi e dalle attitudini variate dei personaggi, spesso immersi in atmosfere trascoloranti ma legate dal realismo dei particolari e con una visione della natura sentita come misteriosa e inquietante (e in questo senso i suoi riferimenti sono artisti come Grünewald e Hans Holbein).  Una vicenda umana complessa, dunque, quella di Lorenzo Lotto che la mostra alle Scuderie del Quirinale narrerà tramite una scelta di opere fondamentali per comprendere il suo percorso artistico.
Se il primo piano espositivo presenterà le opere più specificamente devozionali, incluse le grandi pale di altare provenienti dal Veneto, dalle Marche e dalla Lombardia, negli spazi del secondo piano troveranno posto le opere di carattere profano e i famosi, ritratti, alcuni dei quali mai esposti  prima in Italia e provenienti dai grandi musei internazionali.
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PARTICOLARE: Lorenzo Lotto Nozze mistiche di Santa Caterina con il donatore Niccolò Borghi 1523 Olio su tela - Bergamo, Accademia Carrara

I COLORI DI LOTTO

Nel periodo di transizione tra le prassi pittoriche quattrocentesche e quelle che saranno le novità cinquecentesche nell’Italia settentrionale, caratterizzate da personalità quali Leonardo e Giorgione, come pure dall’ultimo Giovanni Bellini, frequenti appaiono le sperimentazioni tecniche. Novità sia in merito all’uso del disegno sottostante, impiegato come base per la costruzione del dettato figurativo, sia, soprattutto, in relazione ai materiali adoperati nella pittura. Studi recenti, condotti su diverse opere di Lorenzo Lotto in collezioni pubbliche in prevalenza straniere, hanno mostrato non solo un uso disinvolto di impasti cromatici atti a ottenere colorazioni “nuove” ma anche l’impiego di pigmenti mai prima documentati in pittura, quali un giallo di antimonio in forma, ancora poco nota, di vetro macinato: probabilmente il “zalolin de vazari” citato nel Libro delle spese diverse ove Lotto annota un po’ di tutto, in un’umile cronaca fatta di commissioni di lavoro, di quadri fatti e venduti, di soldi ricevuti e da ricevere.  Analoghe considerazioni si ritiene possano farsi, alla luce di ampie e nuove campagne di analisi, per altri pigmenti quali il blu di smalto, le lacche rosse, ulteriori qualità di azzurrite e altri pigmenti che gli artisti più attenti provavano sulle loro tavolozze. Pigmenti che saranno parte delle cromie per certi versi rivoluzionarie proprio di Lotto e poi Tiziano, Tintoretto e Veronese.
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PARTICOLARE: Lorenzo Lotto Ritratto di gentiluomo su terrazza 1525 circa - olio su tela  - Ohio, Cleveland Museum of Art  - Copyright: The Cleveland Museum of Art, Cleveland

•LA MOSTRA: “Lorenzo Lotto” - ROMA, Scuderie del Quirinale - dal 2 marzo al 12 giugno - INFO: Tel.  06.39967500

 

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