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Souvenir dal mare
Un viaggio nell’arte e nella storia del collezionismo ispirato al romanzo di Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari. Alessandro Stefanini, antiquario reggiano, apre le porte del suo spazio espositivo a Collezionare, per mostrare le mirabilia esotiche provenienti da terre ed epoche lontane

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● di Domizia Dalia

Il mare nel passato è sempre stato un luogo misterioso, poco conosciuto, esplorato con cautela. E’ stato per secoli fonte d’ispirazione per scrittori ed artisti che con parole e disegni hanno dato vita a leggende dal grande fascino. Creature dalle forme bizzarre, regalate dalla profondità degli oceani, hanno destato la curiosità di studiosi e collezionisti illustri già dagli inizi del Cinquecento.
Reperti naturali rari, ancor meglio se esotici, arredavano le camere delle meraviglie -wunderkammer - di principi e aristocratici che raccoglievano e conservavano gelosamente naturalia di ogni genere, anche di origine marina. Oggetti stravaganti che venivano disposti con gusto in allestimenti, spesso caotici, vero vanto dei loro proprietari. Musei privati nei quali è possibile trovare testimonianze dell’epoca dei grandi viaggi, delle coraggiose esplorazioni e delle scoperte di nuovi continenti. Mirabilia esotiche approdavano, grazie a spericolati marinai, nella vecchia Europa per diventare oggetti da studiare e conservare gelosamente.

Alessandro Stefanini, antiquario e collezionista di Reggio Emilia, è riuscito a raccogliere vere e proprie rarità per la sua personalissima wunderkammer, ispirata al tema del mare. Con l’entusiasmo che lo contraddistingue, ci racconta storie e leggende legate agli  oggetti curiosi che ci mostra: il rostro di un pesce sega, la pinna di pescecane, denti di capodoglio incisi, timpani di balena che ricordano profili umani, bastoni realizzati con vertebre di pescecane e sculture Inuit ottenute dalle vertebre di balena. Un piccolo tesoro proveniente soprattutto dall’Inghilterra “gli inglesi hanno conquistato il mondo” sottolinea Alessandro “hanno importato ogni genere di stranezza trasformandola in qualche cosa di unico”. A questo proposito ci mostra alcune chicche rarissime degne di nota come la preziosa conchiglia di nautilus con lo stemma reale inglese e una poesia  incisi su di essa nel 1863 da Charles Wood. Il nautilus, mollusco raro che vive nei mari dell’Indonesia, delle Filippine e della Nuova Guinea, era sconosciuto in Europa  nel passato. La sua fragile conchiglia, a volte impreziosita da incisioni, veniva appesa oppure utilizzata come coppa sostenuta da raffinate montature, spesso in argento. La provenienza esotica e la fragilità hanno reso questo oggetto ricercatissimo dai collezionisti più attenti. D’altronde le conchiglie, di ogni tipo e forma, erano presenti già nelle primissime Wunderkammer, apparivano quasi sempre in mezzo alle pietre preziose, ai minerali o ai fossili, ma  dal 1700 si incrementò il collezionismo dedicato a questi gusci. Quelli più grandi e dalle forme bizzarre trovavano posto accanto alle preziose opere d’arte, mentre quelle più piccole venivano usate per comporre figure e motivi ornamentali, come bellissimi bouquet, conservati dentro teche e campane di vetro, quadri-mosaico raffiguranti personaggi, stemmi, continenti ed altri soggetti. Poco conosciuti sono, invece, i “valentini”, che risalgono all’Ottocento. Si tratta di souvenir divertenti, regalati dopo lunghi viaggi dai marinai alle fidanzate, ma anche a persone care come sorelle e madri. Di forma ottagonale, contengono composizioni di conchiglie, spesso con scritte come: “non ti scordar di me”, “con amore”, “casa dolce casa”. Molto probabilmente questi oggetti venivano realizzati dai marinai stessi  durante le lunghe ore di navigazione, con le conchiglie che si usavano come zavorra nel viaggio di ritorno.
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“Un altro souvenir, molto ricercato era il Coco de Mar”, ci spiega Alessandro Stefanini. Questo frutto, simbolo di prosperità grazie alle forme arrotondate che evocano il bacino di una donna, veniva utilizzato come contenitore abbellito da fregi in argento e posto su piedistalli più o meno lavorati. Un oggetto molto raro, visto che si trova solo in due isole dell’arcipelago delle Seychelles, e dalla storia curiosa. Il suo nome richiama la provenienza marina perchè si credeva fosse il frutto di una pianta subacquea, invece si rinveniva in mare solo perché caduto da una palma direttamente nell’acqua. Altra storia altra curiosità. La collezione dell’antiquario reggiano vanta anche uno strabiliante e rarissimo dente di Narvalo alto ben 2,81 metri della seconda metà del XIX secolo. Un esemplare sorprendente se si considera che la zanna di questo mammifero marino, che ha il suo habitat nei mari artici, raramente raggiunge tali lunghezze. Nel medioevo si pensava che questo dente  affusolato e sinuoso, fosse il corno del mitico unicorno. Per questo motivo ad esso furono attribuiti poteri magici, capaci di curare malattie e rivelare la presenza dei veleni. Era ritenuto anche un simbolo di potere e persino la regina Elisabetta I ne possedeva uno nella sua camera delle meraviglie. Oggi il dente di Narvalo è ricercato dai collezionisti di tutto il mondo disposti a spendere cifre incredibili pur di averlo. Nel 2009, per esempio, Christie’s ha battuto all’asta i due esemplari posseduti da Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, lunghi 2,24 e 2,25 metri, per 214mila euro. Per i collezionisti che si vogliono avvicinare a questi oggetti Alessandro Stefanini  consiglia: “tre i parametri da prendere in considerazione: dimensione, epoca, e stato di conservazione”.
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Questo mondo delle meraviglie, questa atmosfera da Ventimila leghe sotto i mari è completata dagli arredi Grotto di fine Ottocento, ispirati alle forme marine, nella versione in legno o legno madreperlato.




 

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