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Non solo di latta
Collezioni del “non senso”. Scatole, astucci, scrigni per oggetti preziosi e da collezione. Ma a essere collezionato è il loro contenitore

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● di Domizia Dalia


Elaborate, semplici, divertenti o raffinate, spesso sono proprio le scatole a valorizzare il contenuto, soprattutto se si tratta di un dono. Una bella confezione è già un regalo e riempie di gioia chi la riceve creando curiosità e suspense.
A volte vengono addirittura apprezzati di più i contenitori del contenuto stesso, tanto da venire gelosamente conservati o riutilizzati. Qualcuno li usa come scrigni per custodire segreti o cose preziose, altri li collezionano. Esistono molte collezioni dedicate a scatole e scatoline di ogni tipo, di latta, di porcellana, di legno, di vetro...chi di noi non conosce almeno un appassionato di questi contenitori più o meno colorati?  Anche Alessandro Stefanini, appassionato antiquario e conoscitore delle cose di un tempo, è rimasto affascinato da questi involucri, ma nel suo caso non si tratta delle solite scatole, bensì di astucci in pelle che una volta i gioiellieri, gli argentieri e mastri pipai personalizzavano ad hoc per i loro prodotti e per i loro clienti speciali.

La sua passione nel collezionare queste scatole è nata come sempre per caso e, in molti anni di attività, ne ha raccolte a centinaia. Scatole di pregiata fattura, rifinite all’interno in velluto o in raffinati satin di seta, decorate in superficie con punzonature in foglia d’oro che riproducono non solamente elementi decorativi, ma anche iniziali di clienti e stemmi di casati importanti.
Alessandro ne possiede di ogni tipo e forma, da quelle mignon, scrigni di anelli che non possiamo far altro che immaginare preziosissimi, a quelli più grandi e dalle forme bizzarre, astucci di intere parure. Spesso è possibile fantasticare concretamente sul loro contenuto grazie alle impronte che i gioielli hanno lasciato sul velluto. Indizi utili per capire come bracciali, orecchini, collane con pendenti -pronti per essere trasformati in spille-, fossero il set perfetto dalle signore del XIX secolo, che proprio in quegli anni cominciavano a comprare i gioielli senza dover aspettarli in regalo. Tra le tante, sorprendenti sono le scatole create per le tiare o per i pettini preziosi con cui le gentil dame ornavano le loro capigliature, come divertenti sono le custodie di pipe, lunghe o corte, e dei bocchini che un tempo si facevano realizzare, per puro lezio, in pietre dure semipreziose o in avorio scolpito.
La maggior parte degli astucci posseduti da Alessandro Stefanini, proviene dall’Inghilterra del XIX secolo. Proprio nell’Ottocento, infatti, i primi gioiellieri riescono ad acquistare notorietà presso la nascente classe borghese - sempre più numerosa ed esigente - e anche il packaging, come oggi, aveva la sua importanza e nulla era lasciato al caso.
Ciascuno di questi raffinati involucri potrebbe raccontare una antica e affascinante storia che inizia dal gioielliere che ha realizzato e venduto il prezioso, il cui nome è stampato o ricamato sulla scatolina. Ma gli ulteriori avvenimenti, e cioè la persona che ha ordinato e acquistato l’oggetto, la nobildonna che lo ha ricevuto in dono, le alterne vicende che ne hanno determinato il passaggio ai successivi proprietari, possono solo essere immaginati!

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