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A qualcuno piace caldo
Collezioni del “non senso”. Dalle raccolte di Alessandro Stefanini, stravaganti accessori per la tavola realizzati in epoca vittoriana per mantenere caldi cibi e vivande
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● di Domizia Dalia

Gli oggetti del caldo e del freddo. In questo modo Alessandro Stefanini, antiquario reggiano che da diversi mesi ci accompagna nel viaggio alla scoperta delle collezioni più bizzarre, definisce una serie di articoli curiosi e di diversa natura, raccolti seguendo un criterio ben definito: quello di mantenere la temperatura, fredda o calda, secondo le diverse esigenze.
Ogni pezzo ha una storia differente, capace di raccontare le abitudini inglesi tra il 1700 e i primi decenni del 1900 e, perché no, segnare alcune tappe fondamentali nella storia evolutiva dei servizi da tavola che rimangono il focus principale sul quale si concentrano gli interessi del collezionista.
Le mode culinarie cambiano rapidamente, ma lasciano spesso una traccia: utensili idonei per una migliore degustazione delle vivande, che arricchiscono servizi già pluriaccessoriati.
Già nell’Ottocento, infatti, lo sfarzo di una famiglia o di un casato si riconosceva anche dall’apparecchiatura e soprattutto dal numero di pezzi in argento con cui si servivano gustosi pranzi, eleganti afternoon tea e raffinate cene. Nulla era lasciato al caso, ogni pietanza veniva servita e assaporata con accessori creati ad hoc in cui bellezza, praticità e funzionalità erano mixati perfettamente dai designer -se così possiamo definirli- del tempo.

Dalla vetrina delle meraviglie tra i molti pezzi curiosi, dallo scalda brandy -utilizzato dai lord dopocena per gustare meglio l’aromatico distillato- ai rinfrescatoi -utili per mantenere freddi vini e bicchieri- Alessandro Stefanini prende in mano una caffettiera dalla forma particolare e, sapendo di stupirmi, sottolinea che quell’oggetto non serve per il caffè! “Si chiama argyle, ed è una salsiera”. Capisco subito di trovarmi di fronte al fiore all’occhiello della collezione. Un accessorio da tavola davvero incredibile, fatto realizzare dal duca di Argyll, nel 1755. Una vera raffinatezza che il nobile scozzese inventò per mantenere sughi e salse calde, durante il lungo tragitto che separava gli ambienti della cucina dalla sala da pranzo. Si tratta di una caraffa con un’intercapedine creata per contenere acqua bollente. L’argyle poteva avere forme diverse, più o meno allungate, e solitamente veniva realizzata in argento impreziosito da manici in legno o midollino intrecciato per evitare di scottarsi. Esistono, tuttavia, anche esemplari più moderni sia in silver plate che in ceramica Wegwood. Questo oggetto, di sicuro elitario, non è mai stato molto diffuso nei secoli scorsi, ed oggi è abbastanza raro. Se si considera inoltre, che la maggior parte di queste argyle è stata trasformata in caffettiere -eliminando l’intercapedine- si capisce perchè non sarà tanto facile arricchire una collezione di argenti con questa originalità. In alternativa all’argyle, ma sempre con lo scopo di mantenere tiepido il condimento, accanto alle salsiere più comuni non era raro trovare degli spoon-warmer, ovvero degli scalda cucchiai dalle forme bizzarre, riempiti sempre di acqua bollente. Accessori, questi, tipicamente vittoriani e molto diffusi anche nella classe media.
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Proprio durante il regno della regina Vittoria, si affermarono riti come il tè delle cinque o l’hight tea -una merenda molto abbondante che sostituiva la cena- durante i quali venivano utilizzati vassoi per mantenere in caldo sandwich al formaggio, toastracks (porta pancarrè) in diversi modelli sia con fornelletto che con l’intercapedine da riempire con acqua calda e egg coddlers, anche nella versione con bruciatore.
Al di fuori della tavola, gli oggetti del caldo e del freddo sono ancora più rari e, come è facile immaginare, più stravaganti che mai. Scaldaletto a parte, molto divertenti sono soprattutto gli scalda scarpe in argento, davvero per veri fanatici!

 

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