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Agitato non mescolato
I cocktail shaker di Stehen Visakay
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● di Domizia Dalia

Sette forti shakerate sopra la spalla destra e un giusto movimento verso il basso, non è facile saperlo fare! Questa seducente gestualità, quasi una danza, ha affascinato molti registi Hollywoodiani che non hanno perso occasione per inserirla nei loro film. Ancora oggi la celebre battuta fatta dall’agente 007: “un Martini: agitato, non mescolato!” viene evocata frequentemente da molti.
Visakay, Stephen Visakay, come James Bond ama i drink ben shakerati e ancor di più impazzisce per i cocktail shaker fin da quando, a cinque anni, rimaneva incantato ad osservare quello che la madre conservava nella sua vetrinetta cinese. Un giorno per caso, di quasi quarant’anni fa, ne vide uno identico in un mercatino delle pulci e non potè fare a meno di acquistarlo. È stato quello il primo di una lunga serie di esemplari. Oggi Visakay, con oltre cinquecento pezzi raccolti è stato inserito, da una celebre rivista made in U.S.A., tra i cento collezionisti più importanti degli Stati Uniti d’America. Per questo decidiamo di intervistarlo.

Nell’immaginario di molti, questi oggetti sono un simbolo della cultura americana, secondo lei è corretto attribuire loro questa definizione?
Credo proprio di sì. Già nel 1871 fu brevettato uno strumento per miscelare le bevande, nel quale inserire gli ingredienti desiderati, succhi di frutta, sciroppi, latte e ghiaccio da agitare energicamente per alcuni secondi, ma fu solo durante il Proibizionismo, persistito in America per ben tredici anni – dal 1920 al 1923 – che questo utensile ebbe un vero boom. Persone che fino ad allora, infatti, non avevano mai voluto assaggiare un cocktail, iniziarono a consumarli, ma ovviamente con l’aggiunta di alcool! Insomma, un modo geniale per mascherare le bevande alcoliche durante gli anni del rigore.

I cocktail shaker divennero, quindi, molto richiesti. Inoltre sul mercato era possibile trovare non solo semplici modelli ma anche pezzi molto originali. Quali sono le aziende produttrici e i designer più rilevanti, anche da un punto di vista collezionistico?
Durante il Proibizionismo, dunque, c’è stato il vero boom di questi oggetti, che da utensili indispensabili per i barman, diventano molto diffusi e vengono venduti in tutti i negozi di casalinghi camuffati sotto il nome di “miscelatori per bevande”.
Tra gli anni Venti e Trenta, venivano realizzati con diversi materiali da quelli più preziosi in argento a quelli più economici in vetro o placcati in nichel. Molte sono state le aziende che si sono sbizzarrite nella produzione, tra le più importanti: l’International Silver Company, Revere, Chase, Manning Bowman, per i cocktail shaker realizzati in metallo, e Heisey, Hawks, Cambridge, per quelli in vetro. Tra i designer più fantasiosi e famosi, invece, posso dare questi nomi: Russel Wright, Kem Weber, Lurelle Guild & Norman Bel Geddes.

Qual è, secondo lei, lo shaker che tutti i collezionisti dovrebbero possedere?
Il mio preferito, il re dei cocktail shaker, è il The Manhattan Sky Scraper. Si tratta di un vero capolavoro in stile Art Deco, dalla linea essenziale e snella che coniuga bellezza e funzionalità. Disegnato da Norman Bel Geddes, nel 1936, e prodotto da Revere Copper. Oggi è considerato un vero masterpiece ed è molto ricercato. Il suo valore si aggira intorno ai 500-700 dollari, anche se il set completo, comprensivo di sei coppe in metallo, è stato aggiudicato nel 2001, per 12mila dollari. I bicchieri sono molto rari e possono raggiungere anche il costo di 1000 dollari ciascuno.

È sua intenzione arricchire ancora questa raccolta con nuovi pezzi? Dove lì cerca?
Si certo, il bello viene proprio adesso, perché è più difficile trovare esemplari che non possiedo già! I mercatini, quelli più anonimi riservano delle sorprese, vi si possono scovare veri e propri tesori da collezione! Anche il web, comunque, aiuta molto.
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A che prezzi si possono acquistare?
Ogni collezionista può comprare cocktail shaker a ogni prezzo, da pochi fino a migliaia di dollari. Le faccio due esempi: il primo, un cocktail shaker di vetro a forma di stivale da donna battuto all’asta per 3,500 dollari e il secondo, un cocktail set, da viaggio, a forma di aeroplano, aggiudicato per 50mila dollari.

Può dare qualche consiglio ai collezionisti che volessero appassionarsi a questi cocktail shaker?
Innanzi tutto bisogna acquistare quelli con forme particolari, anche se hanno prezzi più elevati, come il faro, il manubrio, lo stivale o la sacca da golf o, come dicevamo prima, lo skyscrape shaker. Bisogna però fare molta attenzione, perché, oggi, la maggior parte di questi oggetti sono riproduzioni. Per non sbagliare occorre documentarsi bene. Solo in questo modo si può riconoscere un pezzo autentico al costo giusto. Online, per esempio, è possibile trovare la riedizione del modello con la sagoma a pinguino, venduto per autentico a svariate centinaia di dollari, mentre il suo valore è di appena 29 dollari! Altra cosa molto importante: orientarsi solamente verso i pezzi intatti, senza ammaccature o crepe, che ne abbassano notevolmente il valore. Per i modelli in vetro, si deve fare attenzione alla limpidezza del colore, meglio guardarli controluce e quelli color blu cobalto sono più preziosi rispetto agli altri! In ultimo, consiglio di puntare sulla qualità e non sulla quantità dei pezzi, poi conservateli con cura lucidandoli di tanto in tanto…e un buon cocktail sarà la vostra giusta ricompensa!






 

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