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La casa delle Muse
In mostra a Padova i capolavori che l’intellettuale veneto aveva riunito nella sua dimora

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Particolare di: Tiziano, Ritratto di Pietro Bembo cardinale, National Gallery of Art, Washington [photo: Courtesy National Gallery of Art, Washington]

A partire dai primissimi anni Trenta del Cinquecento, Pietro Bembo, intellettuale veneto poi divenuto cardinale, riunì nella sua casa padovana dipinti di grandi maestri come Mantegna e Raffaello, sculture antiche di prima grandezza, gemme, bronzetti, manoscritti miniati, monete rare e medaglie. La ricchezza e varietà degli oggetti d’arte, raccolti per gusto estetico ma anche come preziose testimonianze per lo studio del passato, rese agli occhi dell’Europa del tempo la casa di Bembo come “la casa delle Muse” o “Musaeum”, precursore di quello che sarà il moderno museo.  Per una breve stagione, proprio grazie all’influenza di Bembo e al suo gusto collezionistico, Padova divenne baricentro e crocevia della cultura artistica internazionale, perché in città prendeva vita qualcosa di inedito che avrà enormi ripercussioni nei secoli a venire, la nascita di una nuova tipologia di raccogliere e presentare non solo l’arte, ma la conoscenza stessa: il Museo, termine che da allora diviene universale.


La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo dal 2 febbraio al 19 maggio prossimo, a Palazzo del Monte di Pietà, presenta la mostra Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento che riporterà a Padova, dopo cinque secoli, i capolavori della collezione che Bembo aveva riunito nella propria casa, ancora esistente nell’attuale via Altinate. Pietro Bembo è una figura poliedrica nell’Italia del Rinascimento. Veneziano di nascita, padovano di elezione, di casa nella Roma dei Papi, egli fu molte cose insieme, e tutte al massimo grado. Fu poeta, Storiografo e Bibliotecario della Repubblica Veneta, e il letterato che influenzò in modo determinante la letteratura rinascimentale. Con Aldo Manuzio rivoluzionò il concetto di libro, curando volumi di classici di piccolo formato privi di commento, che potessero essere letti al di fuori delle aule universitarie. Amò donne bellissime come Lucrezia Borgia, e cantò l’amore, non solo platonico, negli Asolani e nei Motti. A sessantanove anni fu nominato cardinale da Papa Paolo III, e pose le basi per la leggendaria Biblioteca Vaticana. Oltre che di Raffaello e Michelangelo fu amico, guida e protettore di artisti come Giovanni Bellini, Sansovino, Sebastiano Dal Piombo, Tiziano, Benvenuto Cellini, Valerio Belli, di cui collezionò e spesso ispirò le opere.
Il titolo dell’esposizione, Bembo e l’invenzione del Rinascimento, riporta all’Italia sul finire del Quattrocento, quando la penisola è frantumata in piccole corti e centri di potere. Ad un paese in piena crisi politica e militare, Bembo offre una identità comune in cui riconoscersi. Egli è infatti fautore di un’idea di unificazione dell’Italia a partire dalla creazione di una lingua nazionale: nelle Prose della volgar lingua, pubblicato nel 1525, Bembo codifica le regole dell’italiano, fondandolo sugli scritti di Petrarca e Boccaccio. Grazie a Bembo, Michelangelo e Raffaello un’Italia suddita delle grandi potenze sul piano militare, trionfa in Europa conquistando il primato con le armi dell’arte e della cultura.

 

•LA MOSTRA: “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento. Capolavori di Bellini, Giorgione, Tiziano, Raffaello” - PADOVA, Palazzo del Monte di Pietà - dal 2 febbrio al 19 maggio 2013 - INFO: Tel. 049.8779005 - www.mostrabembo.it





 

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