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Sofferto realismo
A Chieti, Palazzo de’ Mayo, la visione della condizione umana secondo il maestro irlandese

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Particolare di: Francis Bacon «L’Orestie d’Eschyle» Litografia, 1981 Foglio: 103,5 x 53,5 cm - dimensione di ogni immagine: 40 x 29,5 cm Tiratura: 150 esemplari in numeri arabi e alcuni esemplari fuori commercio e prove d’artista semplare n. 32/150 Firmato a matita in basso a destra, timbro a secco di Arts Litho in basso a sinistra D’après «Triptych», 1981, ispirato a «Oresteia of Aeschylus» Edizione delle Éditions de la Différence, Parigi, stampato su carta Arches da Arts Litho, Parigi Sabatier, n. 16.

Francis Bacon (Dublino, 1909 - Madrid, 1992) ha profondamente segnato, con la sua opera, la storia dell’arte del Novecento. Nel 1944, quando la tragedia della Seconda guerra mondiale è ormai manifesta in tutta la sua crudeltà, anche se ancora non sono venuti alla luce gli orrori dei campi di sterminio, lui dipinge Tre studi di figure alla base di una Crocifissione (Tate Gallery, Londra). Immediatamente quelle sue contorte, mostruose figure (nella disposizione tipica dei suoi trittici, con un’immagine centrale e due laterali che guardano verso il centro), che si protendono in una sorta di urlo disperato - figure contese tra l’umano e il bestiale -, diventano emblema di ogni atrocità, dolore e solitudine della condizione umana, perennemente segnata dalla violenza, e si affermano nel panorama internazionale. I riconoscimenti non tardano ad arrivare per questo artista sensibile e riservato.


L’esposizione a Chieti di 54 opere grafiche (litografie e acqueforti-acquetinte) di Bacon, realizzate tra il 1966 e il 1991, appartenenti a una collezione milanese, ci consentono di ripercorrere la poetica dell’artista e di misurarci con il viluppo di sentimenti che lo guida nella realizzazione delle sue opere: “vorrei che i miei quadri apparissero come se un essere umano fosse passato su di essi... lasciando una scia di umana presenza e tracce mnemoniche di eventi passati”. Sono rappresentati tutti i soggetti del suo lavoro, che spesso vanno in scena in uno spazio teatrale, claustrofobico, magari su nudi tavolati o davanti a quinte, schiacciati da una invisibile pressione dello spazio che li circonda. Benché si tratti di opere tratte da dipinti, e realizzate attraverso le tecniche della litografia e dell’acquaforte-acquatinta, queste opere svelano i motivi prevalenti del lavoro di Bacon, la sua idea della rappresentazione, in termini di una figurazione e di un realismo del tutto peculiari, che lui ha portato avanti e le fonti del suo immaginario. Qualunque sia la fonte segreta delle sue opere, manifesta è l’intenzione dell’autore: fare vivere a colui che guarda l’esperienza del confronto con quella che lui ritiene l’essenza della condizione umana, provocando in lui una reazione catartica, di coinvolgimento emotivo.
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Particolare di: Francis Bacon «Étude pour un portrait de John Edwards» Litografia, 1986  Foglio: 78,7 x 58,4 cm - immagine: 60,3 x 43,8 cm iratura: 150 esemplari in numeri romani, 30 esemplari fuori commercio in numeri romani e 5 prove d’artista Esemplare n. 63/150 Firmato a matita in basso a destra D’après del pannello di destra del trittico «Three studies a portrait of John Edwards», 1984 Pubblicato da Yves Peyré per la rivista letteraria «L’ire des Vents», Parigi, stampato su carta Arches dalla Galerie Lelong, Parigi. Sabatier, n. 20.


•LA MOSTRA: “Francis Bacon. La visione della condizione umana” - CHIETI,  Palazzo De Mayo, S.E.T. Spazio Esposizioni Temporanee - dal 9 marzo al 5 maggio - INFO: Tel. 0871.359801 - www.fondazionecarichieti.it



 

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