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Giro d'Italia a ristorante
Collezioni. La raccolta di bigliettini di ristoranti e trattorie di Vanni e Silvia Zagnoli
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Primo luglio 2008, il direttore di Style, all’epoca a capo della redazione sportiva de Il Giornale, a bruciapelo mi chiede: “Stasera dove porti tua moglie a cena?”. Ero in estrema ansia, era il primo giorno di due mesi a contratto in una lunga carriera da freelance. Furono una felice parentesi e il caporedattore spezzava così la tensione per l’ambiente nuovo. Non si aspettava certo la risposta: “Sono incerto fra gli stellati Michelin di Milano, andiamo al Piccolo Teatro”. Non sapeva che con mia moglie Silvia avessi improntato al turismo gastronomico buona parte del nostro tempo libero, dando vita a una collezione originale, con una decina di raccoglitori occupati dai bigliettini da visita dei ristoranti testati. Chiunque può conservare quei promemoria con nome del locale, indirizzo, numero di telefono, giorno di chiusura e negli ultimi anni sito internet e posta elettronica, in Italia sono migliaia i collezionisti del genere o simili, la differenza è che noi siamo stati in ogni esercizio visitato. Almeno una volta. Anzi, una sola, poichè altrimenti come si fa ad alimentare questa raccolta da record? E poi è una regola di sopravvivenza, non tornando mai nello stesso posto, si diminuisce la tentazione del mangiare fuori e ingrassare. Passando la vita di fronte a una tastiera, a raccontare lo sport degli altri, è ovviamente molto facile. La passione è iniziata per caso, nel 2002, quando Leonardo Alloro, psicologo affermato di Albinea (Reggio Emilia), vedendomi un po’ giù mi suggerì di andare a mangiare tartufo, nel Mantovano. “Basta erbazzone reggiano, gnocco, pizza e piadina romagnola, punta sulla qualità di quanto mangi e fai attenzione alla quantità”. E così nacque l’idea di visitare ristoranti in sequenza, a ritmo variabile, partendo da Reggio e muovendoci come a raggiera nelle province vicine e nei posti di villeggiatura. La raccolta è in doppia copia, un megabustone contiene centinaia di biglietti da visita alla rinfusa, un’altra è ordinatissima, curata da mia moglie Silvia e diventata già  due volte tema di una mostra itinerante. Presto verrà ospitata presso “Il campione”, ristorante di Beppe Signori a Bologna.
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Negli anni si era aggiunta anche una piccola collezione del Buon Ricordo, i piatti da appendere in casa con la raffigurazione delle ricette storiche, del locale o della terra in questione. Sono 15-20 per regione, per avere il piatto in omaggio è comunque indispensabile ordinare proprio quello e ha una maggiorazione sensibile che vale da rimborso spese per il ristoratore che aderisce al circuito. Mantova è fra le capitali gastronomiche, con trattorie e pure ristoranti di classe, tortelli di zucca guarniti in mille maniere e la tradizione della torta sbrisolona. Indimenticabile il viaggio a Canneto sull’Oglio, dal Pescatore della famiglia Santini, tre stelle Michelin di riferimento da 20 anni. Lì ci siamo presentati come giornalisti, dopo avere peraltro già intervistato la signora Nadia per un quotidiano e allora il marito Antonio ci ha offerto il vino - al massimo ne beviamo un calice dolce, rigorosamente sempre diverso - e pure i dolci. Il ricordo più bello è la copia del menu omaggiata e un’altra sorta di pergamena da appendere. Va detto che molti ristoratori sono affabulatori seducenti, raccontano i piatti, in particolare ai giornalisti, e coinvolgono facendo sentire chiunque ospite di riguardo. A prescindere dalla spesa. Spesso sul finire del pasto - generalmente per noi sono state cene - lo chef passa a salutare e per noi è sempre un momento molto lieto. E’ come quando in sala stampa, seguendo tanti avvenimenti sportivi, si affaccia il grande allenatore o il campione, i ristoratori italiani segnalati nelle guide emozionano quanto fuoriclasse della palla. Quei memorabilia che collezioniamo con tanta passione spesso raffigurano il simbolo del locale (a Mantova l’Aquila Nigra per l’appunto lascia un’aquila nera, il Grifone Bianco idem) o del paese o un paesaggio, come il Bersagliere di Goito. Esistono bigliettini minimali (l’osteria da Bortolino a Viadana lascia come un pezzetto della vecchia carta da pacchi) e da eruditi: l’Ambasciata di Quistello, dei fratelli Tamani, ha la dicitura in latino “Hoc erat in votis”, per la quale il dizionario è utile. Quei cartoncini da non buttare affascinano anche solo perchè propongono un tema nella faccia anteriore e sul retro una variazione o un particolare. Appena apre un locale nuovo - o almeno si ripropone cambiando nome -, corriamo subito a provarlo ma a volte capita di restare delusi perchè i bigliettini sono magari ancora in stampa o vengono rilasciate pubblicità grandi non catalogabili. La provincia di Brescia va in doppia cifra con gli stellati Michelin e tanti si distinguono anche per l’amenità del luogo: l’Esplanade di Desenzano del Garda sul bigliettino ritrae proprio il lago. Del Gambero di Calvisano ricorderemo sempre 3 magnifici carrelli di formaggi, stesso flash per Miramonti l’Altro di Concesio. Visitammo i Gualtiero Marchesi, ad Albereta un lunedì di Pasqua, ricordiamo le scalinate e la disposizione dei tavoli. Villa Fiordaliso ha locali splendidi, la Rucola di Sirmione è un locale intimo, il Capriccio di Manerba seducente come Il volto, sul lago d’Iseo.
Della locanda Leon d’Oro di Pralboino memorizziamo il dialogo con il proprietario, proseguito a lungo in mezzo alla strada, vicino alla piazza. Alcuni nomi intrigano, come la trattoria Artigliere, e rappresentano così la prima forma di pubblicità. Come l’osteria di Porta Cicca a Milano.
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Al luogo di Aimo e Nadia, il signor Aimo racconta come ha vinto una grave malattia, di Cracco Peck rammentiamo una doppia visita: al ristorante e poi allo spaccio limitrofo, vicino alla sede de Il Giornale, con un gelato al cremino da urlo e Paolo Villaggio in chimono a fare la spesa. E poi il noto Sadler, Armani Nobu con il pesce crudo, al “Treno di mezzanotte” l’ambiente ricorda proprio un vagone. Splendidi anche il Teatro alla Scala (il marchesino, appunto del maestro Gualtiero) e Trussardi alla Scala, il Joia, la vecchia gloria Savini con il risotto allo zafferano.  Al Serendib (cucina dello Sri Lanka) incontrammo il barbuto artista di Elio e le storie tese che imita benissimo Ivano Fossati. In Liguria hanno fantasia e qualità, a Santa Margherita Ligure c’è il piccolo ristorante Ardiciocca, poi O’ Magazin, a Portofino colpisce Da O’Batti. In Veneto troviamo l’esoso Quadri, in piazza San Marco, a Venezia, ma la stessa famiglia Alajmo ha pure Le Calandre, a Rubano (Padova), tre stelle con Massimiliano insignito a 27 anni. Al Vodo di Cadore c’è il suggestivo al Capriolo. A Marano Vicentino El Coq con un 26enne chef neostellato. In Romagna, la Frasca da Castrocaro Terme (Forlì) si è spostata a Milano Marittima, naturale la proposta della piadina e della mora, inteso come salume. Il pane, appunto. Indimenticabili le 7 specialità differenti messe in tavola da Paolo Teverini. Fra le ultime tappe del nostro pellegrinaggio per ristoranti c’è stata l’enoteca Pinchiorri, a Firenze, con la signora francese Annie Feolde. Lì andammo alla vigilia di San Valentino, l’anno scorso, per fotografare il menu. Memorabile una bottiglia d’acqua americana dal costo di 150 euro, per i cristalli Swarovski. A Miami Augello’s, con un barese capace di coinvolgere come direttore artistico Umberto Smaila ex Vicolo Miracoli e una colazione minimalista, per 15 euro a mattina. Ma di questo vi racconteremo magari in una puntata futura, con il racconto del resto della penisola in bigliettini. Perchè collezionarli è come girare l’Italia in miniatura. C’è il meglio in poco spazio e i ricordi emozionano.
Vanni Zagnoli

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