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L’occhio sensibile di Werner Bischof
A Torino, Palazzo Reale, fino al 16 febbraio 2014

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Particolare di: Sulla strada per Cuzco, vicino Pisac, nella Valle Sagrado del fiume Urubamba. Perù. Maggio 1954. © Werner Bischof / Magnum Photos

Dopo Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, a Palazzo Reale un altro grande maestro della fotografia: Werner Bischof. La città di Torino ospita fino al prossimo 16 febbraio 2014 una retrospettiva di grande impatto sociale dedicata a uno dei più importanti fotoreporter del XX secolo. L’esposizione è l’occasione per far conoscere a un vasto pubblico un artista della fotografia - come lo stesso Bischof amava definirsi - che, per la profonda empatia con i soggetti ritratti e la repulsione per il sensazionalismo, fu definito dalla critica mondiale “il fotoreporter umanista”. Il percorso espositivo si compone di 105 fotografie in bianco e nero, divise in 7 sezioni che illustrano l’intensa e fulminea carriera del fotografo svizzero.
Werner Bischof nasce a Zurigo nel 1916; a 20 anni apre il proprio studio, dedicandosi inizialmente alla fotografia realistica e di moda, dimostrando da subito una grande capacità tecnica e un’accurata ricerca della perfezione formale. Alla fine della seconda guerra mondiale, nell’autunno del ‘45, intraprende un viaggio nell’Europa devastata dal conflitto: attraversa la Germania, la Francia e l’Olanda rimanendone profondamente segnato, tanto da abbandonare la fotografia patinata per dedicarsi interamente al fotogiornalismo e all’osservazione documentaristica della realtà.

 
Nel 1949 entra a far parte dell’appena nata agenzia Magnum Photos, per la quale lavora in qualità di fotoreporter in giro per il mondo: in pochi anni visita il Giappone, Hong Kong, la Cina e la Corea. Nel 1951 arriva finalmente a riscuotere il suo primo successo internazionale con il reportage sulla carestia nella regione indiana del Bihar, per conto della rivista americana “Vogue”. Nonostante sia profondamente colpito dalla povertà della popolazione indiana e dalle condizioni estreme di vita in quelle regioni, Bischof riesce a mantenere intatta la sua sensibilità per la perfezione tecnica, utilizzando la luce come elemento creativo e realizzando delle immagini potenti e di grande impatto visivo.
A soli 38 anni, nel 1954, perde la vita in un incidente automobilistico sulle Ande peruviane. Celebre la fotografia con il ragazzo che suona il flauto, scattata nei pressi di Cuzco, pochi giorni prima della sua morte. I suoi scatti colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza, per l’empatia e l’umanità che riescono a comunicare: fotografie che sono entrate in maniera indelebile nell’immaginario del Novecento.

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Particolare di: Un treno della Croce Rossa che trasporta bambini in Svizzera. Budapest, Ungheria. 1947. © Werner Bischof / Magnum Photos


•LA MOSTRA:  “Werner Bischof. Retrospettiva” - TORINO, Palazzo Reale - fino al 16 febbraio 2014- INFO: Tel.  011.4361455 - www.ilpalazzorealeditorino.it

 
 

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