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L'arte di condividere

La splendida collezione di crocifissi di Pierluigi Beggiato, titolare dello storico Hotel Metropoli
Gli ospiti dell’hotel, come in una sorta di museo, possono ammirare le preziose raccolte di oggetti antichi acquistati dal collezionista nell’arco di trent’anni di viaggi e ricerche

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Particolare di: Cristo con crocifisso – avorio – XVIII sec.

di Domizia Dalia

A pochi passi da piazza San Marco, ovviamente a Venezia, il passato si fonde con il presente nello storico hotel Metropole, di proprietà della famiglia Beggiato. Dall’arredamento, che ricorda i fasti dell’Art Deco, traspare l’essenza dei proprietari: esteti e amanti dell’antiquariato, ai quali piace condividere le proprie passioni con tutti. Questo luogo, infatti, custodisce una sorprendente collezione di oggetti antichi, esposti come in un museo e accessibile a tutti gli ospiti. Cavatappi stravaganti, ventagli con ricami delicatissimi, borsette, e ancora porta bigliettini da visita, veri gioielli in tartaruga, madreperla, avorio e molti altri materiali preziosi. Il capofamiglia, Pierluigi, ci racconta la storia delle sue collezioni e ci parla di quella più preziosa: la raccolta di Crocifissi, una delle più importanti d’Italia.

L’arredamento del suo hotel è caratterizzato dalle gallerie che espongono la sua vasta collezione. Una vera passione per l’antiquariato la sua, quando è cominciata?
L’inizio della mia carriera da collezionista risale a circa trent’anni fa, quando per puro caso andai a Londra, da Sotheby’s, per un’asta di vini Bordeaux. Alla fine, “out of the catalogue”, venne messa all’incanto una scatola di cartone piena di cavatappi di tutti i tipi: d’argento, avorio e osso. Non ebbi difficoltà ad aggiudicarmela per 25 sterline.

Lei è un collezionista, mi permetta il termine, trasversale. Che cosa la spinge ad avvicinarsi a una categoria piuttosto che un’altra?
La sola curiosità per l’antiquariato. Mantengo, però, una regola: quella di avvicinarmi a certi oggetti solo se hanno prezzi accessibili.

Tra le diverse raccolte di notevole interesse c’è quella dedicata ai Crocifissi, veri pezzi d’arte, che da secoli mostrano la maestria di artisti raffinati, scultori importanti e orafi minuziosi. Nella sua collezione quanti esemplari si possono contare?
Sono davvero tanti, possiamo dire circa centocinquanta pezzi.
L’iconografia della Crocifissione è una delle più antiche e, da sempre, è il simbolo della religione cristiana. Gli esemplari da lei posseduti a quali epoche risalgono?
Con certezza assoluta posso dire che vanno dal 1300 al 1900.

Oggetti costruiti con i materiali più diversi, dal semplice legno intagliato o dipinto a quelli preziosi come l’avorio e il corallo rosso. Gli esemplari realizzati con il Corallium Rubrum, per esempio, sono difficilissimi da reperire e lei ne possiede uno davvero incantevole...
Sono d’accordo sull’incantevole, ma è anche l’unico che ho comprato a Torre del Greco e che risale solo al 1986.
Altrimenti non me lo sarei potuto permettere!
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Particolare di: Cristo in bronzo dorato – XVII sec.

Tra i moltissimi pezzi di sua proprietà ve n’è uno in particolare di cui meriterebbe parlare per la sua origine o per la fama dell’esecutore?
No, tutti hanno una loro storia. Sono un collezionista sui generis.
La mia raccolta non ha radici colte, per le acquisizioni mi sono basato sulle emozioni e sul mio occhio. Vado estremamente fiero del fatto di aver la capacità di giudicare all’istante la qualità di un Cristo a cominciare dall’armonia delle forme del corpo che, non dimentichiamo, è ignudo.

Venezia rappresenta da sempre un importante crocevia, un centro nevralgico per artisti di ogni genere e provenienti da ogni parte del mondo. Immagino che lei ricerchi soprattutto in questa città i pezzi da aggiungere alla sua collezione?
No, soprattutto a Londra con i suoi mercatini e le sue aste da Christie’s a Sotheby’s.
Devo ammettere, però, che al Mercante in Fiera di Parma ho comperato il pezzo più importante della mia collezione: un Cristo disarticolato, senza croce, del 1300, di circa 80 cm che veniva usato per le processioni, poi ricomposto, messo in una teca, pronto per essere “riattivato” per la processione successiva. Un Cristo che mi ha stregato fin dal primo momento. Si tratta di una delle mie ultime acquisizioni e non ho ancora deciso come esporlo, non è facile.   
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I collezionisti spesso sono gelosi delle proprie raccolte amano tenerle per se stessi, ammirarle quotidianamente e spesso racchiuderle in Wunderkammer private. Mi stupisce, invece, come Lei abbia deciso di condividerle con i tutti gli ospiti che soggiornano presso il suo hotel. Ci sarà sicuramente una ragione, quale?
Credo che la cosa più bella e più intrigante sia quella di presentare la mia collezione di Cristi soprattutto ai non addetti ai lavori, esattamente il contrario della Wunderkammer. D’altra parte mi piace molto questa mia presunzione di essere un collezionista stravagante.

C’e un esemplare che desidera aggiungere alla sua raccolta ma che ancora non è riuscito a trovare?
No, con il Cristo disarticolato ho raggiunto la pace dei sensi!
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