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Vivian Maier.Bambinaia e fotografa

La prima mostra in un museo italiano con 120 fotografie della “tata” più famosa d’America. A Nuoro, Museo MAN, dal 10 luglio al 18 ottobre 2015

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Particolare di: Senza titolo_, s.d.- ®Vivian Maier_Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Dopo gli Stati Uniti il fascino di Vivian Maier sta incantando l’Europa. Bambinaia per le famiglie benestanti di New York e Chicago sino dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, per oltre cinque decadi ha fotografato la vita nelle strade delle città in cui ha vissuto senza mai far conoscere il proprio lavoro. Mai una mostra, neppure marginale, mai una pubblicazione. 
Ciò che ha lasciato è un archivio sterminato, con più di 150.000 negativi, una miriade di pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni, appunti e altri documenti di vario genere che la tata “francese” (la madre era originaria delle Alpi provenzali) accumulava nelle stanze in cui si trovava a vivere, custodendo tutto con grande gelosia.


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Particolare di: St. East no108, New York, NY, 28 settembre 1959 - ®Vivian Maier_Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York



Confinato infine in un magazzino, il materiale è stato confiscato nel 2007, per il mancato pagamento dell’affitto, e quindi scoperto dal giovane John Maloof in una casa d’aste di Chicago. La mostra al MAN di Nuoro, sarà la prima di Vivian Maier ospitata da un’Istituzione pubblica italiana. 
Partendo dai materiali raccolti da John Maloof, il progetto espositivo fornisce una visione d’insieme dell’attività di Vivian Maier ponendo l’accento su elementi chiave della sua poetica, come l’ossessione per la documentazione e l’accumulo, fondamentali per la costruzione di un corretto profilo artistico, oltre che biografico. 
Insieme a 120 fotografie tra le più importanti dell’archivio di Maloof, catturate tra i primi anni Cinquanta e la fine dei Sessanta, la mostra presenta anche una serie di dieci filmati in super 8 e una selezione di immagini a colori realizzate a partire dalla metà degli anni Sessanta. Privi di tessuto narrativo e senza movimenti di camera, i filmati fanno chiarezza sul suo modo di approcciare il soggetto, fornendo indizi utili per l’interpretazione del lavoro fotografico


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Particolare di: Senza titolo, 1960 - ®Vivian Maier_Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York


Gli scatti degli anni Settanta raccontano invece il cambiamento di visione, dettato dal passaggio dalla Rolleiflex alla Leica, che obbligò Vivian Maier a trasferire la macchina dall’altezza del ventre a quella dell’occhio, offrendole nuove possibilità di visione e di racconto.

La mostra sarà inoltre arricchita da una serie di provini a contatto, mai esposti in precedenza, utili per comprendere i processi di visione e sviluppo della fotografa americana.
A conquistare il pubblico, prima ancora delle fotografie, è la storia di “tata Vivian”, perfetta per un romanzo esistenziale o come trama di una commedia agrodolce; talmente insolita, talmente affascinante, da non sembrare vera. 
Ma al di là del racconto, al di là delle note biografiche, dei piccoli grandi segreti rivelati dalle persone che l’hanno conosciuta, c’è il grande lavoro fotografico di Vivian Maier, su cui molto rimane ancora da dire.


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Particolare di: Autoritratto, Giugno 1953-®Vivian Maier_Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York


•LA MOSTRA: “Vivian Maier. Street Photographer” - NUORO, Museo MAN Museum - dal 10 luglio al 18 ottobre - INFO: Tel. 0784.252110 - www.museoman.it

 
 

Editoriale Tricolore srl, via Pasteur 2 - 42100 (RE)| tel. 0522.557893 | fax 0522.557825 | privacy
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