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Sotto incarto

Grafiche accattivanti e storie antiche negli involucri per incartare le arance da esportazione. Aldo Vecchi, la cui raccolta conta oltre quindicimila esemplari di “scacchetti”, ci racconta la storia di queste veline

di Domizia Dalia

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Aldo Vecchi insieme alla sua collezione di carte veline



Aldo Vecchi non demorde. Dopo oltre quarantaquattro anni di ricerche e più di quindicimila esemplari posseduti provenienti da mezzo mondo, persevera nelle ricerche sperando di trovare qualche velina – di quelle utilizzate per incartare le arance d’esportazione – che ancora non possiede. Perché anche intorno a questi involucri colorati e dalle grafiche accattivanti c’è un notevole interesse e non solo da parte dei numerosi collezionisti, ma anche di diversi intellettuali. Tra essi Enzo Sellerio e Andrea Camilleri, non a caso due siciliani, perché è specialmente nella Trinacria che queste veline venivano ideate, prodotte e utilizzate per abbellire e pubblicizzare gli agrumi in viaggio verso il resto d’Italia, d’Europa, del Mondo. 

Aldo Vecchi, colornese, classe 1945, conserva questi gioielli di carta con precisione suddividendoli ordinatamente in raccoglitori e sognando – forse – un museo. Tra i suoi desideri, infatti, primeggia proprio quello di divulgare, quanto più possibile, questa sua passione. 



La sua raccolta di “scacchetti” – termine tecnico con il quale si definiscono questi involucri – comincia molti anni fa. Cosa lo ha attratto principalmente?

Sono sempre stato un amante dei colori e delle grafiche particolari e queste veline sorprendono davvero per bellezza e inventiva oltre che a essere testimonianza non solo delle diverse epoche, ma anche dei commerci agroalimentari che già dall’inizio del secolo scorso vantavano numeri importanti.


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Rileggendo un articolo firmato da Camilleri, ho scoperto che già nella seconda metà dell’Ottocento il mercato siciliano d’esportazione era sorprendente. Cito testualmente “…basterà dire che la Sloman di Amburgo, una società di navigazione, ogni cinque giorni mandava una sua nave a Palermo per caricare da diecimila a ventimila casse da 300-600 frutti ognuna che servivano solo per Amburgo e Brema. Ma settimanalmente partivano navi stracolme per Londra, Copenhagen, New York e altri porti inglesi e canadesi”…

È proprio così. Ecco spiegato il motivo per cui la maggior parte dei miei scacchetti sono di aziende siciliane, prevalentemente di Palermo e Catania. I colori sono molto vivi e la grafica è di impronta baroccheggiante. Tra queste spiccano per bellezza quelle del produttore Fisichella. La Sicilia ha avuto, e in parte continua ad avere, un ruolo di primo piano in questo settore anche se le primissime cartine utilizzate per incartare limoni, provengono dal Marocco e dalla Turchia. Esistono ancora degli esemplari che testimoniano come queste venissero addirittura dipinte a mano. Le considero vere opere d’arte! 


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Infatti nella sua raccolta sono presenti esemplari provenienti da altri Paesi…

Principalmente da Spagna, Marocco, Argentina. Lo stile è molto diverso da quello italiano. Per esempio quelle spagnole hanno colori più sobri, ma non per questo sono meno interessanti delle nostre. Di quelle decorate a mano ne possiedo due preziosissime in bianco e nero di Rodi Garganico utilizzate per incartare limoni.


C’è stata nel tempo una evoluzione di queste veline?

Si, sia nei materiali che nelle grafiche. Inizialmente veniva utilizzata una carta di tipo assorbente tagliata a mano, poi, andando avanti nel tempo si è impreziosita assottigliandosi e diventando lucida. Dal bianco e nero si passa al colore e venivano prodotte di quattro grandezze, a seconda del calibro degli agrumi. Possiedo anche un documento in cui il produttore Badalamenti annota con minuzia l’ordine dei diversi formati. La cosa che più balza agli occhi, osservando la mia collezione, è l’evoluzione dello stile. Inoltre, studiando questi involucri è possibile ripercorrere la storia del linguaggio commerciale.


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Infatti questi scacchetti venivano utilizzati anche come veicoli pubblicitari…

Certo, e non solamente dell’azienda produttrice o del consorzio che raccoglieva più imprenditori, ma capita spesso di recuperare veline con pubblicità di marchi di generi diversi, come Zenith, Piaggio, Fernet Branca e così via. Oltre ai fazzoletti – possiamo chiamare anche in questo modo gli incarti – possiedo dei grandi fogli, anch’essi decorati, utilizzati per coprire le cassette. Comunque la funzione di queste cartine era prevalentemente estetica, anche se gli involucri dei singoli pezzi a volte venivano utilizzati per nascondere dei piccoli difetti del frutto.  

Lei si è definito un collezionista tradizionale, in che senso?

Che ancora adesso recupero i pezzi visitando i mercatini e basandomi sullo scambio. La mia fortuna è che fin dall’inizio acquisivo anche pezzi che già possedevo e oggi mi ritrovo con più di duemila doppi pronti per essere scambiati. 


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Per voi collezionisti, quali sono le veline più ricercate e preziose?

Dipende dai soggetti e anche dai gusti personali, comunque molto richiesta è quella con l’immagine di Pinocchio. Oppure le due raffiguranti una conchiglia con una perla bianca o nera. Ovviamente le più antiche sono quelle che raggiungono quotazioni importanti. Ne possiedo alcune che risalgono addirittura alla fine dell’Ottocento. 


Tra le sue preferite?

Molto prezioso e dai decori tenui è un copri cassetta del produttore palermitano Marino con raffigurato un cigno addirittura rifinito con polvere d’oro. 

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