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Tutti pazzi per la filiconia

La preziosa e rara raccolta di santini antichi di Gianluca Lo Cicero, che possiede circa tremila esemplari dal XVI ai primissimi decenni del XX secolo

Di Domizia Dalia

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Particolare di: Ultima Cena - Siderografia su ricco fondo trinato a punzone di grandi dimensioni. Ed Maison Basset, Parigi, prima metà del XIX secolo

Ricordare le Sacre Scritture attraverso l’iconografia. Divulgare la parola di Cristo in un’epoca in cui non tutti sapevano leggere. Avere sempre con sé immagini sacre o devozionali di piccolo formato. Nasce da queste esigenze l’idea del santino già nel XV secolo dopo l’avvento della stampa. Da quei primissimi esemplari si sono susseguiti differenti tipologie realizzate con molteplici tecniche e in diversi stili fino ad arrivare a quelli più moderni facilmente reperibili. Nel mondo sono molti i filiconici, termine con il quale si definiscono i collezionisti di queste piccole opere d’arte tascabili. Tra di loro sono riuscita ad intercettare Gianluca Lo Cicero, quarantenne siciliano che li raccoglie seriamente da quindici anni. “Sono pochi, ma buoni” mi confida quando cerco di sapere il numero esatto dei sui santini, “sono solamente tremila, ma di altissima qualità”. Provo ad approfondire meglio e, considerando le bellezze che mi ritrovo ad osservare, non mi stupisco quando circoscrive la sua raccolta nei quattrocento anni, quelli che vanno dal XVI ai primissimi decenni del XX secolo. Nella sua collezione sono numerosi i merlettati, ma il vero tesoro, apprezzatissimo dagli amanti del genere, è dato da diversi Canivet, pezzi unici interamente lavorati a mano che prendono il nome dal canif, temperino utilizzato per creare minuziosi intagli simili a pizzi su carta o pergamena.




Gianluca, osservando la sua raccolta il fruitore non può che rimanere stupito dalla bellezza e dal forte impatto estetico delle immagini sacre da lei collezionate.

Probabilmente perché quando si parla di santini vengono in mente quelli più recenti, stampe per lo più grossolane che non hanno niente a che vedere con le sue…

Il santino è uno strumento di divulgazione dato ai fedeli. Inizialmente creato per il popolo, che essendo per lo più analfabeta, utilizzava le immagini come catechesi. Con il passare del tempo viene arricchito e abbellito e da prodotto popolare diventa un manufatto di pregio per pochi facoltosi.


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Particolare di: Riposo in Egitto - Siderografia con colorazione a mano coea su fondo trinato a punzone. Ed Dopter, Parigi, metà del XIX secolo


La sua, si capisce, è una passione nata dalla curiosità che lo ha portato prima a studiarli, e poi a raccoglierli…

Ho incominciato proprio così e, oggi, la mia collezione è diventata una parte importante della mia vita. 


Le tipologie, sono moltissime, lei ha voluto dare un limite temporale?

Sì, non colleziono santini prodotti oltre i primissimi decenni del Novecento. La scelta di occuparmi solo di pezzi antichi è dettata dal fatto che solamente in questi riscontro una spiccata qualità artistica ed estetica. I santini del Quattrocento sono introvabili. Per esempio in Italia, l’esemplare più antico risale al 1425 ed è una xilografia della Madonna del Fuoco, oggi conservata nel Duomo di Forlì.


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Particolare di: Agathazettel - Incisione su carta. Area boema, seconda metà del XVII secolo.



E il più antico tra i suoi?

Un ex-libris – si chiamano così le prime immagini che venivano ritagliate direttamente dai codici – del 1500 e si tratta dell’incisione della Famiglia con i SS. Anna e Gioacchino. La xilografia o l’incisione su rame diventano le tecniche più utilizzate per la stampa. Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento i santini conquistano tutta l’Europa cristiana. I Paesi Boemi, e città come Anversa e Praga dominano la scena grazie alle numerose botteghe di maestri incisori capaci di produrre opere di elevatissimo pregio. Molti i santini firmati dai grandi nomi dell’arte incisoria come C. Gallel, J. De Wael, Paulus Van den Sande tra i tanti. Spesso queste opere venivano anche colorate già in bottega dagli allievi con colori naturali molto resistenti e, in alcuni casi, per preservarne l’intensità veniva utilizzato l’albume dell’uovo che le rendeva anche traslucide. 


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Particolare di: S. Antonio da Padova - Incisione a bulino su carta di J. De Wael. Area fiamminga, prima metà del XVII secolo.


Osservando la sua raccolta si nota che vi è una predilezione per i santini definiti merlettati dove le immagini sono circondate da affascinanti intagli di carta che sembrano, appunto,  dei pizzi…

In realtà bisogna fare una distinzione. Su questo genere esistono sia i Canivet, ossia i più ricercati e preziosi, fatti interamente a mano e quelli che volgarmente vengono chiamati Merlettati, realizzati  in serie, mediante l’utilizzo di macchinari, a partire dal XIX secolo, soprattutto in Francia. Entrambe le tipologie possono essere molto preziose, ma come facilmente si può capire sono i primi ad attrarre maggiormente i collezionisti per la loro unicità.

I Canivet, dunque oltre ad essere molto rari raggiungeranno delle quotazioni molto più alte?

Possono anche superare i quattromila euro. Dipende dalla loro esecuzione dalla qualità dell’intaglio, più o meno certosino, e se sono stati decorati da esperti pittori. La tradizione di questi manufatti, infatti, esce dai conventi e arriva anche nelle botteghe artistiche. Tra i Canivet più importanti possiedo un San Luca e un San Giuseppe di incredibile raffinatezza. Inoltre, bisogna considerare tra i più ricercati i santini a Mezzo Punto, unici perché venivano decorati manualmente con l’aggiunta di elementi adornanti come paillettes, stoffe, metalli.


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Particolare di: S. Maria Magdalena - Incisione a bulino con colorazione coeva su pergamena  di C.Gallel. Area fiamminga, prima metà del XVII secolo.


I Merlettati sono l’evoluzione in serie dei Canivet?

Sì, presero piede nell’Ottocento con l’introduzione della pressa meccanica capace di intagliare la carta. Ovviamente erano meno costosi rispetto a quelli eseguiti a mano, ma presentano anch’essi diverse raffinatezze. Noi collezionisti riconosciamo le differenze tra una casa editrice ed un’altra e, tra quelle degne di nota per maestria e ricercatezza, possiamo citare la Maison Basset – fondata a Parigi verso la fine del XVIII secolo – e la Dopter azienda Francese specializzata anche nelle decorazioni in oro e argento.

Capisco che per i merlettati la Francia ha dominato il settore. In Italia esistevano case editrici in grado di realizzare questi prodotti?

In Italia si producevano soprattutto quelli stampati, mentre i merlettati sono rarissimi. Possiamo citare solamente due esempi di case editrici la Leopardi di Torino e la Frojo. La scarsità della produzione di questo genere deriva anche dal fatto che nel nostro Paese la presenza della Chiesa Cattolica osteggiava molto questa ricercata opulenza.


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Particolare di: S. Giuseppe - Canivet manufatto di produzione artistica su pergamena. Francia, metà del XVIII secolo.


Esistono delle curiosità degne di nota che possono interessare i nostri lettori?

Ve ne sono moltissime, possiamo per esempio dire che tra le tematiche più apprezzate e ricercate vi è Sant’Agata e i Memento Mori. Questi ultimi santini ricordano il monito del Mercoledì delle Ceneri durante la Settimana Santa. Inoltre rarissimi, perché ideati per essere distrutti sono i Breverl – una sorta di talismano creato dalla superstizione dell’uomo contro il maligno – e gli Zettel  – ha lo stesso utilizzo del Breverl, solo che a differenza di quest’ultimo è meno elaborato; prevalentemente recano impresse le immagini e le invocazioni a S. Agata e ai Re Magi –. Entrambe queste categorie sono un’ evoluzione differente del santino classico. 


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Particolare di: Breverl - Xilografia su carta. Area boema, metà del XVII secolo.


 

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