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Dialogo con il collezionista

Giacomo Riva, il più importante collezionista del pittore reggiano Alberto Manfredi ci racconta il suo particolare punto di vista sulla nuova mostra allestita a Reggio Emilia, Palazzo da Mosto, dal 14 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018


di Domizia Dalia


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PARTICOLARE DI: Alberto Manfredi - Composizione, 1971 - olio su carta foderata, cm. 35 x 49,8 - Reggio Emilia, collezione G. Riva

Dottor Riva, sappiamo che ha incominciato a collezionare opere d’arte fin da giovanissimo. Quando si è avvicinato ai lavori di Alberto Manfredi?
Ho incontrato per la prima volta il Maestro alla fine degli anni Sessanta nella libreria antiquaria Prandi. Proprio in quegli anni il suo proprietario aveva deciso di passare dai libri antichi alla grafica e, tra i contemporanei, promuoveva proprio Alberto Manfredi considerandolo uno degli incisori più bravi del Novecento. Sotto suo consiglio ho incominciato a frequentare l’atelier dell’artista. In una prima fase ho acquistato solo stampe. I quadri arrivarono nella mia collezione solamente negli anni Settanta.

Come mai?
Ritenevo che il maestro in quegli anni stesse ancora definendo il suo stile. Stava gradualmente passando da una reminiscenza francese all’espressionismo tedesco. In questo intermezzo sperimenta una tavolozza di colori più spenti sui toni del nocciola alla Antoni Tàpies, che tra l’altro non preferivo. I primi tre dipinti li ho acquistato alla galleria Saletta Galaverni, erano piccoli, ma molto belli. A casa avevo già una settantina di quadri di molti artisti locali, e quando ho portato i miei Manfredi il confronto non ha retto più e uno dopo l’altro i quadri sono stati sostituiti con opere esclusivamente di questo artista.



Ne è nata una bellissima amicizia, tanto che lei si recava nel suo studio non solo per selezionare i nuovi pezzi da aggiungere alla collezione, ma anche per discutere dei nuovi dipinti e delle nuove tecniche…
Il mio è stato un rapporto diretto fino agli ultimi giorni di vita di Manfredi, nel 2001. Eravamo grandissimi amici anche se non ci siamo mai dati del tu.
Ci vedevamo molto spesso e ricordo con piacere i bei pomeriggi in cui seduti su una poltrona passavamo le ore a contemplare gli ultimi quadri commentandoli a lungo, elogiando i pregi, sviscerando i difetti.

Lei è diventato così non solo il più grande conoscitore del pittore, ma anche il suo consigliere…
Solo dopo una decina di anni mi sono permesso di obiettare con forza un suo lavoro. Quell’osservazione è stata spontanea, ma era il frutto di una conoscenza totale del maestro e del suo stile.

Solitamente gli artisti non prendono molto  bene le critiche, come ha reagito?
È rimasto sbalordito e ha voluto sapere con chiarezza il motivo del mio disappunto.
Vede Manfredi cercava sempre di migliorarsi, di perfezionare il suo lavoro senza, però, mai cambiarlo. Nel corso della sua vita ha raggiunto un livello molto alto derivato anche dalla sua vasta cultura.

Infatti il suo background culturale traspare dalle opere. I soggetti sembrano ispirati dai romanzi francesi, prendiamo per esempio le donne che amava ritrarre…
Sì, la donna è sicuramente uno dei soggetti da lui preferiti, un retaggio culturale proveniente dalla sua passione per letteratura francese; anche se Alberto era un bibliofilo e ha navigato su tutte le letteratura del mondo. Invece è proprio dalla lettura di autori come Kafka e Céline che deriva il suo periodo espressionista. In collezione possiedo il primo quadro in questo stile: il ritratto di Ligabue del 1963, un’opera dalla grande forza in cui le pennellate vigorose ricordano quelle di Van Gogh. Osservando la mostra emerge chiaramente lo spessore culturale di Manfredi, allievo di Bufalino, amico di Sciascia, insomma un grande intellettuale.

La sua collezione è molto ampia, più di duecento dipinti, settecento incisioni, trecento tra acquerelli e disegni senza considerare i numerosi libri d’artista. Sarà stato difficile selezionare quelli da esporre…
Un lunghissimo lavoro fatto insieme al curatore della mostra Sandro Parmiggiani.
Nella scelta sono partito dai quaranta quadri più importanti inserendo gli altri nell’ottica di mostrare il percorso completo di Manfredi attraverso le diverse tecniche sperimentate e i suoi temi principali perché, oltre alle donne ha dipinto nature morte di altissimo livello, animali e splendidi paesaggi che hanno addirittura la forza di un Sironi.

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PARTICOLARE DI: Alberto Manfredi - Paesaggio, 1983 - olio su tela, 80 x 80 cm - Reggio Emilia, collezione G. Riva

Cinque decadi in dieci quadri uno accanto all’altro. Un nuovo modo sintetico per trasmettere allo spettatore l’evoluzione del pittore…
Ho selezionare un paesaggio e una figura per decade, dagli anni Cinquanta agli anni Novanta e li abbiamo messi uno accanto all’altro, per fare una carrellata veloce dell’intero iter del pittore dal suo esordio in avanti.
Un riassunto rapido per i visitatori.

Quella di Manfredi è una tela piena dove nulla è lasciato al caso. Anche quando i soggetti sembrano essere tagliati. Come mai?
Oltre alla letteratura, amava le pellicole. Ogni anno si recava alla mostra del cinema di Venezia.
Traeva ispirazione anche dal grande schermo ed è proprio da qui che derivano i tagli, meno usuali in pittura, come se avesse usato lo zoom.

Un collezionista ha sempre in mente l’idea di quella che sarà la sua collezione. Il suo taglio qual è stato?
Manfredi nel corso della sua carriera ha sperimentato tutto, sia come soggetti sia come tecniche.
Questo dà molta soddisfazione ad un collezionista che come me si è voluto concentrare solo sulle sue opere, perché mi ha consentito di spaziare. Il mio occhio non si è posato solo sui dipinti, ma anche sulle incisioni che Manfredi amava particolarmente. Oggi a ottantacinque anni posso dire che l’arte è stata la mia grande passione e ogni opera entrata in mio possesso continua a darmi un grande piacere. Ogni quadro per me è come una grande amico, che va scoperto ogni giorno.
Lei pensi che in ciascuno di essi continuo ancora a notare dei dettagli che in quarant’anni non avevo mai colto.


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PARTICOLARE DI: Alberto Manfredi - Nello studio, 1988 - olio su tela, cm. 120 x 100 - Reggio Emilia, collezione G. Riva

•LA MOSTRA:  “Alberto Manfredi. Dipinti 1953-2000. La Collezione Giacomo Riva” - REGGIO EMILIA, Palazzo da Mosto - dal 14 ottobre al 14 gennaio 2018 - INFO: 0522.444 446 – www.palazzomagnani.it

 

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