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Il geniale interprete della bellezza classica

Raffaello e l’eco del mito. A Bergamo una mostra ripercorre la formazione di Raffaello e la straordinaria fortuna dell’artista a partire dall’800. Alla GAMeC, dal 27 gennaio al 6 maggio 2018


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PARTICOLARE DI: Giuseppe Bezzuoli, La scuola d’Atene, Civici Musei Brescia


Nel 1500 Raffaello, appena diciassettenne, viene già definito «magister»: è l’inizio di un’attività vorticosa, alterna grandi dipinti d’altare a piccoli arredi liturgici, dipinti per la devozione privata, tutti caratterizzati da un’altissima qualità tecnica e da un progressivo definirsi di un linguaggio proprio, fatto di sorvegliato equilibrio e di impareggiabile naturalezza.

La mostra Raffaello e l’eco del mito, alla Gamec di Bergamo dal 27 gennaio al 6 maggio 2018, ha la sua origine nel San Sebastiano, capolavoro del giovane Sanzio presente nelle collezioni dell’Accademia di Carrara.



L’esposizione restituisce un quadro esaustivo della formazione di Raffaello e ripercorre la straordinaria fortuna dell’artista a partire dall’Ottocento, quando il prezioso dipinto giunge a Bergamo. Il percorso espositivo inizia con un’indagine sulle radici culturali di Raffaello, attivo tra Urbino, Perugia e Siena. Il clima della raffinata corte dei Montefeltro a Urbino, la capacità dell’artista di assorbire ed elaborare le suggestioni provenienti dai colleghi e dall’antico in un linguaggio personale e di altissima qualità sono evocate in mostra attraverso le opere del padre Giovanni Santi, di Pedro Berruguete, di Perugino e di Pintoricchio, che si confrontano con ben dodici dipinti di Raffaello provenienti da musei nazionali e internazionali. L’ affascinante tema della fortuna di Raffaello nell’Ottocento è affrontato nella seconda parte della mostra. L’arrivo del San Sebastiano nella collezione di Guglielmo Lochis nel 1836 coincide con la ripresa d’interesse per la vicenda umana e artistica di Raffaello: da un lato il ritrovamento delle sue spoglie mortali al Pantheon nel 1833, dall’altro il rinnovato interesse per la misteriosa Fornarina. Intorno a questo capolavoro le opere di Anthon Raphael Mengs, Peter Cornelius, Felice Schiavoni ed altri documentano il consolidarsi della leggenda dell’artista nell’Ottocento.

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PARTICOLARE DI: Francesco Diofebi, L’apertura della tomba di Raffaello al Pantheon nel 1833, Thorvaldsens Museum, Copenaghen

L’interesse per Raffaello prosegue senza soluzione di continuità nel Novecento e fino ai nostri giorni. De Chirico e Picasso, Luigi Ontani e Giulio Paolini, Vanessa Beecroft e Francesco Vezzoli sono alcuni degli artisti che si sono confrontati con Raffaello e con il suo mito, con una pluralità di esiti che vanno dal riuso alla citazione, dalla deferenza alla devozione, testimoniando quanto viva sia la figura del maestro di Urbino anche nella contemporaneità.

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PARTICOLARE DI: Giuseppe Sogni, Raffaello e la Fornarina, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano

•LA MOSTRA: “Raffaello e l’eco del mito” - BERGAMO,  GAMeC - dal 27 gennaio al 6 maggio 2018 - INFO: tel. 02.39469837 - www.raffaellesco.it 

 

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