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La costruzione di un mito

Raffaello in mostra a Brescia. La mostra al Museo di Santa Giulia,fino al 10 gennaio 2021, racconta come vennero divulgati i linguaggi e le invenzioni del genio urbinate


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PARTICOLARE DI: Nicolas Dorigny - Mercurio, dalla serie Psyches et Amoris Nuptiae ac Fabula, Acquaforte e bulino, 1693 - Brescia, Musei Civici, Gabinetto Disegni e Stampe

Un omaggio a Raffaello nella città che custodisce due capolavori del maestro di Urbino: il Redentore (1506 circa) e l’Angelo (1500-1501). Oltre cento opere, tra incisioni e oggetti d’arte, tratte da invenzioni raffaellesche e prodotte in Italia e in Europa dall’inizio del Cinquecento alla metà dell’Ottocento; il racconto di un’epoca e la costruzione di un mito, a partire dalle collezioni civiche bresciane che raccolgono più di seicento fogli d’après Raffaello.

Raffaello. L’invenzione del divino pittore, è un percorso che mostra come vennero divulgati il linguaggio e le invenzioni del genio urbinate fino alla graduale individuazione di quelle opere raffaellesche che, via via, andarono a determinare l’idea moderna del pittore.



A partire dalle incisioni prodotte da Marcantonio Raimondi e dal gruppo di incisori che, secondo la tradizione stabilita da Vasari, furono coinvolti da Raffaello nell’attività della sua bottega con il compito di tramandare la memoria e garantire la diffusione delle sue invenzioni, la mostra si sviluppa attraverso alcuni oggetti ispirati al maestro e realizzati nel Cinquecento fino ad arrivare ai secoli successivi, al Seicento e al Settecento, con stampe di Giorgio Ghisi, Carlo Maratta, Orazio Borgianni, Nicolas Dorigny e Raffaello Morghen e con la straordinaria impresa dell’illustrazione delle Logge e delle Stanze Vaticane, realizzata da Volpato su fogli di grande formato.

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PARTICOLARE DI: Giuseppe Bezzuoli - Scuola di Atene, 1819 - Olio su tela; cm 167 x 227 - Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

L’Ottocento è il secolo in cui Brescia, grazie all’operato di Paolo Tosio e del suo circolo di conoscitori e artisti, divenne uno dei nodi della rete di relazioni e influenze che determinarono un rinnovamento romantico del mito di Raffaello. Grazie anche alla presenza del Redentore, acquistato nel 1821, Palazzo Tosio divenne infatti un polo d’attrazione, come prova un disegno giovanile del Piccio, un’impegnativa copia pittorica della Scuola di Atene eseguita da Giuseppe Bezzuoli attraverso un appassionato studio dal vero e una tavola di Felice Schiavoni con Raffaello che ritrae la Fornarina, omaggio al leggendario e appassionato amore dell’Urbinate.
In mostra, accanto alle interpretazioni della scuola di incisione di Brera, opere di diversi intagliatori europei, tra i quali Ludwig Grüner. All’interno del percorso alcuni pezzi unici, mai esposti prima, provenienti dalla Raccolta Emilio Anderloni, tra cui le lastre in rame e i disegni delle Stanze di Pietro Anderloni.


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PARTICOLARE DI: Giovanni Carnovali, detto il Piccio - Redentore, 1829 - Matita su carta bianca; mm 421 x 284 - Brescia, Musei Civici, Gabinetto Disegni e Stampe


•LA MOSTRA: “Raffaello. L’invenzione del divino pittore” - BRESCIA, Museo di Santa Giulia - dal 2 ottobre al 10 gennaio 2021 - INFO: Tel. 030.2977833 - www.bresciamusei.com

 

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